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Verso l'Oscar docu su abusi dei preti sui bambini nativi indiani
Sugarcane indagine su colpe Chiesa.Padre regista è sopravvissuto
(di Alessandra Magliaro) C'è una storia poco nota, almeno in Italia, e che punta dritto all'Oscar di quest'anno per il miglior documentario avendo tutte le carte tematiche e di qualità cinematografica. Ha già fatto breccia al Sundance dove ha vinto per la migliore regia e ora smuove le coscienze in sedi istituzionali come il Senato americano che gli ha dedicato una proiezione speciale. Presentato da National Geographic si vedrà su Disney+ entro l'anno e in anteprima proiezione speciale alla Festa del cinema di Roma il 22 ottobre. E' Sugarcane, il film di Julian Brave NoiseCat ed Emily Kassie, che racconta emozionando una storia di abusi lunga quattro generazioni nella missione cattolica di Saint Joseph, vicino Williams Lake in British Columbia, Canada. E' una storia simbolo di razzismo bianco, dell'annientamento culturale dei nativi americani, a colpi di indottrinamento, divieti di tradizioni e linguaggio e sottomissioni fisiche con la cifra religiosa, cattolica, e le violenze sessuali dei sacerdoti sui bambini e le bambine che vivevano lì strappati alle famiglie per 'educarli'. Abusi sessuali con in più il raccapriccio delle gravidanze con i feti buttati nell'inceneritore per sbarazzarsi del problema. Papa Bergoglio in Vaticano ha ricevuto alcuni testimoni e si è scusato ed è anche andato in "pellegrinaggio di penitenza" (parole sue) nel luglio del 2022 in quei luoghi ma ai capi delle comunita' autoctone First Nations non basta perchè quello che sta venendo fuori di un'epoca di Chiesa colonialista e complicità governative mette i brividi. Ma Sugarcane è anche un film nel film. "Da reporter per The New Yorker e New York Times ho affrontato vari temi - ha detto all'ANSA a Roma il co-regista Julian Brave Noisecat - e quando la collega di giornalismo investigativo Emily Kassie mi ha proposto di realizzare un documentario sui nativi indiani in Canada ho accettato senza sapere che il film sarebbe diventato per me qualcosa di molto personale". Sugarcane, prodotto dal giovane candidato all'Oscar Kellen Quinn, segue con il ritmo dell'inchiesta una sorta di auto-indagine che dal 2021 con tenacia stanno portando avanti alcuni sopravvissuti, mettendo insieme dolorose testimonianza, scavi (per trovare fosse comuni di bambini), foto, reperti, tutto quello che la stessa comunità dei nativi indiani riesce a tirare fuori per documentare che le voci su questi fatti sono verità nascoste. Uomini e donne tenaci che non vogliono dimenticare quello accaduto a loro stessi e ai loro familiari e proprio durante questa indagine è emerso che il 64enne padre di Julian che per tutta la vita ha vissuto una dipendenza dall'alcol (come moltissimi nativi) e ha avuto un rapporto assente con lui, è figlio dell'abuso di un prete con una bambina, sopravvisse all'inceneritore della missione per caso e fu adottato da una famiglia insieme ad altri 10 nativi, sette dei quali si suicidarono. "Mai mi ero interessato a quello che il mio paese aveva fatto ai suoi primi abitanti e via via che si lavorava a questo film via via emergevano pezzi della mia famiglia. La mission dove nacque mio padre Ed Archie è stata scelta su 139 presenti sul territorio. E' stato uno choc. Ho cercato mio padre, sono tornato con lui su quei luoghi e quello che era stato scoperto ha avuto la sua devastante conferma. C'è un potere e una responsabilità in chi testimonia e in chi documenta e Sugarcane è importante perchè a queste persone che hanno vissuto la vita senza rispetto, diciamo loro che sono importanti, che al mondo importa di loro". C'è una "sofferenza che ha bisogno di giustizia" ha dettoe ancora Julian, "Chiesa e governo canadese continuano a rifiutare di aprire gli archivi e tutto viene portato avanti dalla comunità", ha aggiunto il regista. C'è Charlene Belleau, abusata da bimba, che da 30 anni si batte con forza, c'è Rick che da capo della comunità ha guidato la piccola delegazione in Vaticano ed a lui, morto nel frattempo, è dedicato il film, c'è il tenerissimo anziano MacGrath, il cui Dna ha confermato che per metà è di sangue nativo, per metà scozzese (figlio dell'abuso di un reverendo) che a Roma ha avuto il coraggio di andare dai missionari oblati di Maria Immacolata a chiedere 'perchè?'. I numeri di questo orrore non sono definitivi, migliaia sono le vittime, un'intera comunità di nativi continua a vivere con questo fardello ma se il tempo della riconciliazione è solo iniziato, quello dell'orgoglio dell'accettazione che forse porterà i colori orange, i cappelli con le piume e i nativi sul palco di Hollywood la notte dell'Oscar il 2 marzo 2025 è arrivato.
G.AbuGhazaleh--SF-PST
