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Il filo del ricatto, un attivista folle contro il sistema
Gus Van Sant, quello che mi fa davvero paura oggi è l'IA
(di Francesco Gallo) Si può parlare di lotta contro le ingiustizie in molti modi e anche ovviamente, come capita sempre più spesso, prendendo spunto da un fatto di cronaca. È quello che ha fatto Gus Van Sant in 'Il filo del ricatto - Dead Man's Wire', in sala domani con BIM dopo il passaggio a Venezia, tratto appunto da un fatto realmente accaduto negli Stati Uniti nel 1977. È l'8 febbraio, una mattina qualsiasi ma piena di sole ad Indianapolis e mentre il seguitissimo conduttore radiofonico Fred Temple (Colman Domingo) intrattiene come al solito i suoi ascoltatori. Il longilineo Tony Kiritsis (Bill Skarsgård) si dirige con la sua vecchia auto nella sede della Meridian Mortgage Company. Qui spera di incontrare il dirigente, M.L. Hall (Al Pacino), ma al posto suo trova il figlio, Richard detto Dick (Dacre Montgomery). Dopo poche battute Tony lo lega a sé con un filo metallico collegato al grilletto di un fucile a canne mozze nascosto in una finta ingessatura, un modo geniale di proteggersi: se qualcuno avesse tentato di separarli sarebbe partito il colpo fatale. Tony era lì perché credeva di essere stato rovinato economicamente dalla società di mutui di Hall e dunque pretendeva non solo scuse ufficiali, ma anche un risarcimento di cinque milioni di dollari per la truffa che l'azienda avrebbe perpetrato nei suoi confronti. Il tutto andrà avanti per circa sessantatré ore tra trattative e dirette tv che trasformarono la vicenda in un caso mediatico nazionale. "L'idea di girare una storia ambientata nel Midwest mi è subito piaciuta e poi il produttore è un mio amico e aveva bisogno velocemente di un regista per un film che doveva essere realizzato in tempi molto brevi con un budget estremamente contenuto. Ma alla fine quello che mi ha convinto di più è il personaggio di Tony: è davvero unico, guidato com'è nel suo agire contro il sistema dalla follia, una cosa che mi ha assolutamente attratto e affascinato" dice Van Sant, re dei registi indipendenti e specializzato in storie ai margini. Paralleli con Luigi Mangione, il ventisettenne che uccise Brian Thompson, il Ceo della società di assicurazioni mediche United Healthcare? "Certo che ce ne sono. Tra l'altro è una vicenda accaduta poco dopo l'inizio riprese di questo film. Ma i problemi di Mangione erano molto più profondi e più radicati rispetto a quelli di Tony, la sua stessa lucidità mentale era poi anche in qualche modo compromessa dal tipo di farmaci che doveva assumere a seguito appunto delle varie ferite dovute alle pratiche sportive. Comunque se Tony avesse sparato - sottolinea Van Sant - non credo che mi sarebbe interessato meno come soggetto di film". Cosa pensa dell'IA? "Non ne so abbastanza, ma proprio ultimamente ho provato a scrivere qualcosa per far scaturire un'immagine sullo schermo, ma non è accaduto nulla. Chissà forse era una funzione a pagamento? Penso però che in molti settori come la medicina e le arti visive l'IA possa essere utile, diverso è per quanto riguarda l'informazione. Fare notizie false o modificate può essere una cosa davvero spaventosa. Stamattina stavo guardando su YouTube dei video e a un certo punto ne è comparso uno con un orso che entrava in una casa sfondando la porta. Era chiaramente un video falso, ma non lo sai davvero. Ti chiedi per un po' quello che hai visto realmente e questo spaventa perché riguarda la verità di tutte le immagini che vedremo nel nostro prossimo futuro".
F.AbuShamala--SF-PST