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Jovanotti, la musica mi ha salvato perché mi ha dato un ritmo
Il racconto a Più Libri. "Probabilmente ero tipico bambino Adhd"
(di Chiara Venuto) "La musica mi serve, mi fa tenere i piedi per terra. Mi ha proprio salvato, perché ha dato un ritmo alla mia vita, che non ce l'aveva". Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, non ha bisogno di cantare per attirare l'attenzione. Per lui un palco - in questo caso quello dell'auditorium della Nuvola di Roma in occasione dell'ultima giornata di Più Libri Più Liberi - "è un luogo di grande animalità" dove, dice, "mi sento bene". E pure da seduto, così, non ammette distrazioni nel pubblico di tutte le età arrivato per lui. "La mia musica, il mio strumento è il mio corpo - dice -. Non ho mai pensato di avere a disposizione come strumento la mia voce, è stata una necessità perché non avevo altro". Poi, ricorda, "mi è capitato molto per caso di fare il musicista. Questo i miei detrattori lo sanno: non sai cantare e canti, non sai scrivere canzoni e lo fai. Non me lo spiego neanch'io, la mia passione era tutt'altra, avrei potuto fare il pubblicitario, quando vedevo uno spot che funzionava ero felice". Certo, ora "su La7 sono tutti su prostata e perdite urinarie", scherza. Jova parla di tutto ciò che gli passa per la testa, va fuori tema a ogni domanda, si muove nel suo discorso interiore ed esteriore a ruota libera. Risponde a ciò che dice Chiara Valerio, che lo intervista, e si ritrova a condividere con lei tante cose. "Oggi si medicalizza tutto - afferma - io probabilmente da bambino sarei stato il tipico Adhd, quello che non sta fermo da nessuna parte. Il corpo era frenetico, agitato, sempre sudato, pure d'inverno. Il corpo è sempre stato un problema, mi addormento e sveglio in un attimo come i cani". Valerio su questo lo capisce, e lui la guarda e fa: "noi siamo due agitati". E lei, che non nasconde l'emozione nel parlargli: "io pure ansiosa". Oltre alla musica, un altro modo che Jovanotti usa per gestire tutte queste energie è andare in bicicletta. "Da grande ho scoperto questa via di fuga - ricorda -, è proprio un modo di faticare. Non lo dico vantandomi o pensando sia un aspetto positivo nelle persone. Quando mi sono fatto male il primo pensiero è stato: adesso che faccio? Non pensavo possibile che il mio corpo si potesse far male". "Qualche settimana fa ero in bicicletta dentro un bosco", si ferma. "Ma si può dire bosco?" Risate generali. "Ero passato al bosco!". Anche Chiara Valerio non si contiene. "Vabbè, con la mountain bike ho incrociato un lupo. Un lupo! Quando vedi degli animali selvatici è come quando incontri uno famoso, gli vorresti chiedere un autografo perché l'hai visto solo in tv, nei documentari. Vabbè, ho incontrato il lupo e ci siamo guardati e poi se n'è andato". Quasi perde il filo, poi risponde a un'altra domanda: cos'è la giovinezza. "Non lo so, è iniziare - ribatte Jovanotti -. Anche quando hai cento anni, quando sei all'inizio di qualcosa sei nella tua giovinezza. Mi capita spesso di non sapere la mia età specifica (59 anni, ndr) perché vado sempre alla ricerca di nuovi inizi. La giovinezza è un po' sopravvalutata, perché quando si è giovani si è stupidi, pure un po' bacchettoni. Le persone invecchiando ringiovaniscono perché non sono più conservatori, dicono quello che gli viene in mente". Sui libri, invece, afferma di essere un "lettore tardivo", che da giovane leggeva "soltanto fumetti, non graphic novel, cose un po' cazzone", poi la fama ha portato a qualche consiglio letterario. "Ho cominciato dagli inizi importanti, Garcia Marquez, Calvino, Siddharta". Negli ultimi tempi ha scoperto di amare i Promessi Sposi. "Manzoni amava Lucia - dice - invece a Renzo vuole bene ma in modo paternalistico, del tipo 'povero pirla'". Invece "il Conte di Montecristo è una serie di Netflix, fa avanti e indietro, è un libro che si muove, finisce il capitolo e ti lascia lì". Non può non piacergli, dunque. "Ammiro chi ha la tecnica narrativa - sostiene - è sempre stato un mio obiettivo che non sono mai riuscito realmente a conseguire, perché le mie canzoni sono fatte di frammenti, la mia vita è fatta di frammenti. Come dei presocratici. Okay, volevo solo dire la parola presocratici quindi ora l'ho detta". Ma perché gli piacciono? "Avevano delle domande fondamentali. E tentavano delle risposte poetiche, il fuoco, il movimento". Sì, il movimento c'entra sempre.
Q.Najjar--SF-PST
