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Al Rof trionfa Ermione, applausi e ovazioni a cast e direttore
Piace la regia visionaria e astratta di Johannes Erath
(di Federica Acqua) Nero il cielo in tempesta che a mo' di sipario annuncia il dramma, neri e un po' punk gli abiti contemporanei dei figuranti e del coro, nero il finale di morte per assassinio del deus ex machina della vicenda. È una tragedia nera la prima di Ermione messa in scena il 9 agosto alla Vitrifrigo Arena di Pesaro nel 45/simo Rossini Opera Festival e salutata da dieci minuti di applausi e ovazioni andati soprattutto al direttore d'orchestra Michele Mariotti e alla protagonista Anastasia Bartoli, grande in voce, tecnica e recitazione, ma condivisi anche dagli altri interpreti: Juan Diego Flòrez (Oreste), Victoria Yarovaya (Andromaca), Enea Scala (Pirro) e ancora Antonio Mandrillo, Michael Mofidian, Martiniana Antonie, Paola Leguizamòn e Tianxuefei Sun. Una tragedia non tanto di amori non corrisposti come prevede il libretto: Oreste che ama Ermione che invece ama Pirro che a sua volta ama Andromaca decisa a rimanere fedele al defunto marito Ettore, ma di amori che non vanno a segno per il semplice motivo che i protagonisti non sanno amare che sé stessi. Così la vede il regista Johannes Erath, che in un'ambientazione astratta e raffinata (scene di Heike Scheele) che incornicia l'azione in un susseguirsi di quadri viventi, introduce un bianco Cupido le cui frecce non vanno mai a segno. È dunque il dramma contemporaneo della solitudine e dell'incomunicabilità per egoismo che si consuma sul palco intorno a una tavola imbandita ove siedono personaggi volgari dagli abiti appariscenti, che si parlano da lontano assaporando il cibo separatamente anche in due tavoli posti ai lati del palcoscenico. Una frammentazione di affetti che in scena dalla tavola passa ad un teatro, ad indicare esistenze rivolte più all'apparenza che alla sostanza, metafora dei nostri giorni, e che si abbina ad una musica spezzata e oscillante che fa dell'Ermione una delle opere più moderne e singolari non solo di Rossini, ma della storia della lirica. Un'opera di sperimentazione l'aveva definita Mariotti che per tornare al Rof aveva posto come condizione la sua esecuzione, 'che sembra quasi un testo teatrale recitato in cui la parola si fa musica e le pause tolgono spazio al suono'. Un lavoro di cesello il suo con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, i cantanti e il Coro del Teatro Ventidio Basso, che consegna al pubblico un capolavoro lirico poco eseguito e una primadonna Anastasia Bartoli, acclamata anche a scena aperta come gli altri protagonisti del cast nelle arie più significative, che a 33 anni promette di diventare una star. Costumi di Jorge Jara, video di Bibi Abel, luci di Fabio Antoci. Si replica il 13, 17 e 20 agosto.
S.Barghouti--SF-PST
