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Matilda De Angelis, 'importantissimo raccontare l'accoglienza in un mondo che si chiude'
L'attrice protagonista di Balcanica in gara al Lido nelle Giornate degli Autori
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Una dottoressa italiana impegnata a soccorrere i migranti che tentano di attraversare la rotta balcanica. È il ruolo di Matilda de Angelis (qui anche al debutto come produttrice associata) in Balcanica, opera prima di Nicola Sorcinelli che esordisce alla Mostra internazionale del cinema di Venezia nelle Giornate degli Autori in concorso, per poi uscire in sala prossimamente con Fandango. "Greta, il mio personaggio, esprime lo sguardo occidentale, vive il privilegio di potersi imbarcare in un viaggio sapendo che se il confine è troppo complesso può tornare indietro - spiega l'attrice al Lido -. Io ho grande ammirazione per le persone che decidono di agire, di portare la propria professionalità sul campo e di toccare con mano delle esperienze e delle vite. Ci vuole un certo tipo di stamina, un certo tipo di pelo sullo stomaco per decidere di condividere seppur in minima parte un pezzo del viaggio di queste persone". Nella storia, prodotta da Nightswim e Wildside (società del gruppo Fremantle), in coproduzione con This and That Productions e Antitalent, in associazione con M74 e Nieminen Film, sono protagonisti il direttore d'orchestra Nazar (Babak Karimi) e suo figlio Jalil (Ivar Wafaei), giovane suonatore di tuba, in fuga dal loro Paese, l'Afghanistan, dove la musica è stata bandita dai talebani. Padre e figlio intraprendono un viaggio sulla rotta balcanica verso l'Italia, tra incertezze, incontri, speranze e forze di confine tra i vari Paesi che ricorrono spesso alla violenza per fermare chi cerca di passare. È il percorso lungo il quale incontrano Greta, che "si porta dietro una lotta interiore - aggiunge De Angelis -. Cerca di capire quanto debba semplicemente svolgere il compito assegnato e quanto invece non possa più permettersi di ignorare l'essere umano che ha davanti. Lì entra in gioco un altro sistema di valori che da qualche parte ci dovrebbe appartenere". Per l'interprete di Fuori, in un mondo che si chiude sempre più nella paura, parlare di accoglienza attraverso il cinema "è importantissimo. Questo è un film che oltretutto ci ricorda che cosa succede se l'arte e la creatività vengono censurate. Ci sono tanti modi per sterminare una popolazione, per affamare un popolo e lo vediamo tutti i giorni con quello che succede a Cuba, in Palestina. Però anche l'arte è emblematica, perché si fa metafora della libertà di espressione che noi fortunatamente viviamo ancora. Possiamo fare dei film, portare la nostra visione delle cose nel mondo, parlare, possiamo scriverci, studiare, leggere, andare a scuola". La scelta di essere anche produttrice associata del film "è nata dal volere restituire una fiducia che a me è stata data tredici anni fa, quando ero un'esordiente. So che cosa significa quando qualcuno crede in te. Nicola Sorcinelli (già pluripremiato per i cortometraggi, ndr), è un regista incredibile e non della prima ora. però questa è la sua opera prima e ho sentito di voler agire anche in un modo diverso, dare qualcosa in più".
M.AbuKhalil--SF-PST