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Khrzhanovsky difende Dau, 'sul mio film distorsioni sostanziali'
Il regista risponde su Facebook dopo proteste dell'Ucraina per la selezione a Venezia
(di Francesca Pierleoni) Dau "non è uno strumento della politica culturale dello Stato russo. E' una dichiarazione artistica sulla natura del male totalitario". Lo afferma il regista Ilya Khrzhanovsky su Facebook, in un lungo post in difesa del suo film, selezionato in concorso per la Mostra del Cinema di Venezia, e accusato dall'Ucraina di essere uno strumento di propaganda filo russa. Dopo aver ringraziato La Biennale e Barbera "per la loro chiara posizione e supporto" il cineasta sottolinea di ritenere "necessario rispondere pubblicamente alla dichiarazione congiunta rilasciata dal Ministero della Cultura dell'Ucraina e dal Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina" riguardo al suo film. Accuse che contengono, per il regista, "affermazioni fattivamente errate e distorsioni sostanziali che creano una falsa impressione sulle origini del film, del suo finanziamento, del suo rapporto con lo stato russo, delle persone coinvolte nel progetto, nonché della mia posizione e delle mie attività". Così Khrzhanovsky decide di rispondere, punto per punto ai vari rilievi. Innanzitutto Dau "non è un film russo e non rappresenta la Russia alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - ribadisce - ma partecipa al Concorso come film tedesco, coprodotto con Francia e Svezia. Il suo finanziamento istituzionale proveniva da emittenti europee e istituzioni cinematografiche, tra cui ARTE, WDR, Swedish Film Institute e l'Olandese Hubert Bals Fund. Negli ultimi sette anni, Dau non ha ricevuto finanziamenti dallo stato russo, dalle istituzioni statali russe, dalle società legate allo stato russo o dagli investitori privati che attualmente risiedono in Russia". Lo stato russo "non ha finanziato il film, non ha partecipato alla sua creazione e non ha alcun coinvolgimento nella sua distribuzione". Rispetto ai temi di Dau (biografia del fisico premio Nobel Lev Landau, che ha contribuito alla creazione della prima bomba atomica sovietica, ndr) "si esamina la penetrazione di un sistema totalitario nella vita privata di una persona: relazioni, amore, sessualità, lavoro, ambizione scientifica, paura, compromesso e tradimento. Il suo soggetto è la graduale perdita dell'autonomia individuale e la trasformazione del sistema politico in una parte interna della propria esistenza". il film "non rappresenta la Russia contemporanea, non cerca di legittimarla e non può servire a giustificare il sistema politico responsabile della guerra contro l'Ucraina". Inoltre, "non sono cittadino della Federazione Russa - sottolinea -. Sono un cittadino della Germania, del Regno Unito e di Israele. Ho rinunciato alla mia cittadinanza russa per protestare contro la politica statale della Federazione Russa e la sua guerra contro l'Ucraina". Khrzhanovsky sottolinea che la sua posizione sul conflitto contro l'Ucraina "è stata e rimane inequivocabile. Ho sostenuto pubblicamente l'Ucraina molto prima dell'invasione su vasta scala. Dopo l'annessione della Crimea nel marzo 2014, ho firmato una lettera aperta dei registi russi a sostegno dell'Ucraina" e "il 24 febbraio 2022, il primo giorno dell'invasione su vasta scala della Russia, sono stato tra i primi firmatari di un appello pubblico che chiedeva la fine immediata della guerra". Il regista aggiunge, tra i vari punti, che che "lo Stato russo considera le mie attività come ostili" e "il Ministero della Giustizia russo mi ha inserito nel registro degli 'agenti stranieri'. I miei film non vengono proiettati in Russia". Dopo aver chiarito anche vari nodi a sul finanziamento e la realizzazione del film, il regista ricorda di aver "vissuto e lavorato in Ucraina per molti anni e le sono profondamente legato. Ecco perché la dichiarazione congiunta dei due ministeri ucraini è particolarmente dolorosa per me". Un film "non dovrebbe essere giudicato prematuramente sulla base di false associazioni, cronologia distorta, o ipotesi che contraddicono la storia documentata del progetto. Sono stato e rimango contrario alla guerra della Russia contro l'Ucraina e al sistema politico che ha reso possibile questa guerra. Opporsi al totalitarismo significa anche difendere la verità fattuale".
D.Khalil--SF-PST