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Miriam Leone, Il successo? Avere sempre la valigia pronta
A Taormina l'attrice si racconta da Miss Italia fino a Diabolik
(di Francesco Gallo) "Il successo sta nel cambiare prospettiva e nell'aver sempre la valigia pronta". Si potrebbe sintetizzare così la filosofia di Miriam Leone che ha da poco ricevuto il Taormina Achievement Award. Nata a Catania nel 1985 vincitrice di Miss Italia 2008, dopo gli esordi in tv, si è affermata con la sua eleganza discreta sia al cinema che nella fiction, con ruoli in '1992','I Medici, 'Diabolik' e 'Miss Fallaci'. " «È emozionante ritornare dove ho mosso i primi passi, fatto le prime nuotate - ha detto dal palco in questa occasione - . Qui mi sento a casa, e tornare nella propria terra ha sempre un sapore diverso. Poi da qui sono partita con una valigia e sono andata a Salsomaggiore dove ho vinto Miss Italia e ho incontrato Susan Strasberg, che mi ha insegnato il metodo dell'Actors Studio. Tra oltre duecento ragazze ne scelse cinque e mi diede una borsa di studio. Studiando ho capito che quello che sembrava un sogno irraggiungibile poteva diventare un lavoro, un mestiere". E ancora l'attrice: «Miss Italia mi ha dato immediatamente la possibilità di lavorare. Per fortuna avevo già la valigia pronta: non si sa mai dove può portarti la vita. Ma il nostro è anche un mestiere che richiede nutrimento culturale, bisogna leggere, guardare cinema, studiare. Non per avere successo o diventare famosi, ma per essere pronti quando arriva l'occasione. Poi io ho avuto anche molta fortuna. E la fortuna, in questo mestiere, gioca un ruolo fondamentale.» Un'apertura verso il mondo, il nuovo che è anche il tema centrale dell'ultimo film di Gabriele Muccino, Le cose non dette dove lei interpreta Elisa una donna che organizza il viaggio a Tangeri per cercare di spostare il suo punto di vista: «Per me spostare lo sguardo ha a che fare con la libertà interiore. È qualcosa che solo noi possiamo concederci. Io ho vissuto molto tempo fuori dalla Sicilia e questo mi ha spostata fisicamente, ma non è necessario partire per cambiare prospettiva. Lo spostamento dello sguardo non è un viaggio reale: è un viaggio metaforico e metafisico dentro noi stessi. Per me è sempre stato l'orizzonte di questo mare. Questo orizzonte popolato di sirene, di meraviglie e di racconti mi ha insegnato a cercare una visione laterale, oltre i pregiudizi, oltre ciò che la società si aspetta da te, anche in quanto donna". Quando è nato il suo amore per il cinema? «È una cosa davvero strana. Nel film 'Kaos' dei fratelli Taviani c'era un bambino piccolissimo, una comparsa che era però un mio parente e in famiglia raccontavano spesso di questa cosa. A me sembrava famosissimo e così il cinema è entrato un po' nella mia vita e nella mia famiglia. Io intanto facevo spettacoli da sola, leggevo libri in casa, recitavo testi di Pirandello e Camilleri" Qual è il ruolo che porta più nel cuore e che le ha insegnato di più? «Sono tre. Il primo è Veronica Castello in '1992', perché mi ha fatto capire che una passione poteva diventare un mestiere, il secondo è una serie che ho girato con Giuseppe Gagliardi, 'Non uccidere' un thriller completamente diverso da tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento e infine il terzo è certamente Eva Kant. Quel personaggio mi ha insegnato tantissimo e continua a rappresentare una parte importante del mio percorso.»
N.Awad--SF-PST