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Scott Eastwood, un figlio d'arte moltiplicato per cento
Il più noto otto figli dice, ai provini con cognome materno
(di Francesco Gallo) Essere figli d'arte va anche bene, ma essere figli di Clint Eastwood è troppo. È appunto il caso di Scott Eastwood, uno degli otto figli dell'attore novantacinquenne, anche il più famoso, ma non abbastanza all'ombra di un padre davvero troppo ingombrante. Nato nel 1986 da Jacelyn Reeves, ex assistente di volo, che ha dato a Clint due anni dopo un'altra figlia, Kathryn, anche lei attrice di non troppa fortuna, Scott per molti anni utilizzò il cognome della madre, Reeves, durante i provini, per evitare l'accusa di sfruttare quello paterno. "È vero - ha detto Scott al Festival di Taormina dove ha ricevuto domenica sera l'International Award - quando ho iniziato volevo capire se fossi davvero capace di fare l'attore senza attirare l'attenzione sul mio cognome. Non so se sia stato un vantaggio o uno svantaggio, certo qualcuno tende a pensare che tu abbia avuto tutto più facile. Ma il cinema, in fondo, è un ambiente molto meritocratico. Se sei bravo e il pubblico apprezza il tuo lavoro continui a lavorare. Altrimenti no. Alla fine contano i risultati". Scott va detto di gavetta ne ha fatta ha trascorso gran parte dell'infanzia alle Hawaii e, prima di affermarsi come attore, ha svolto diversi lavori, tra cui il barista, l'operaio edile e il parcheggiatore. Tra gli otto figli poi è quello che fisicamente ricorda di più il giovane Clint Eastwood, stessi lineamenti e la stessa immagine da "eroe americano". La sua carriera cinematografica è iniziata con piccoli ruoli in film diretti dal padre, tra cui 'Flags of Our Fathers', 'Gran Torino' e 'Invictus' poi ha cercato di costruirsi una carriera autonoma, ottenendo ruoli importanti in 'Fury' accanto a Brad Pitt, 'The Longest Ride', 'Suicide Squad', 'The Fate of the Furious, 'Pacific Rim Uprising e Fast X. Quale film ricorda con maggiore affetto? "Sono cresciuto guardando i film di mio padre. Erano raccontati in modo semplice ma elegante e riuscivano a suscitare emozioni profonde. Ricordo di essere rimasto colpito, già da bambino, da film come 'Gli spietati' e 'I ponti di Madison County', opere che raccontano personaggi reali e complessi. In particolare adoro i drammi dei primi anni Novanta. Sono ancora oggi tra i miei film preferiti. Credo che oggi l'industria cinematografica voglia tutto più velocemente". Perché è diventato attore? "Tutto nasce dall'amore per il cinema, ti innamori dei film e desideri farne parte. All'inizio non sai bene come fare e allora cominci a studiare, a frequentare corsi, a capire come nasce un film e cosa significhi recitare. Devi metterti in gioco, stare tra le persone, parlare davanti a loro. Fa tutto parte del processo. Poi migliori, trovi il tuo modo di recitare, inizi a fare provini. Questo è il percorso. Se ami davvero il cinema puoi farcela, ma devi rimboccarti le maniche e lavorare duramente. Che ruolo ha la musica nella sua vita? "È fondamentale, sono un grande appassionato e trovo continuamente ispirazione nella buona musica. Suono il sassofono contralto, anche se c'è un vecchio detto tra i sassofonisti: se le tue labbra non toccano il bocchino ogni giorno, allora non stai davvero suonando il sassofono". Il futuro? "In autunno girerò un film con Rosario Dawson e Antonio Banderas, si tratta di un thriller soprannaturale, 'Unmerciful Good Fortune' scritto e diretto da Tirsa Hackshaw e basato sull'omonima opera teatrale di Edwin Sánchez. Il film è un dramma incentrato su intrighi legali e spirituali ambientato a New York. Io interpreterò un giovane avvocato" .
R.Halabi--SF-PST