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Tour nelle sale per il primo documentario di Lorenza Indovina, La verità migliore
L'attrice esplora la nuova ipotesi sulle cause del disastro aereo in cui morì il padre
Un viaggio intimo e sorprendente alla ricerca di un'altra verità possibile sull'incidente sulla morte del padre, il regista Franco Indovina, tra le 115 vittime del disastro aereo di Montagna Longa avvenuto il 5 maggio 1972. Lo compie l'attrice e Lorenza Indovina nel suo primo documentario da regista, La verità migliore, che dopo l'anteprima alla 20/a Festa del Cinema di Roma, la selezione ai Nastri d'Argento, il premio per la regia al Sudestival e la partecipazione al prestigioso Festival di Documentari di Thessaloniki, inizia il tour nelle sale con due proiezioni speciali alla presenza della regista: a Roma il 15 aprile al Cinema Barberini e a Palermo il 29 aprile al Cinema Rouge et Noir. La verità migliore ci riporta alla sera del 5 maggio 1972 quando un DC-8 dell'Alitalia in volo da Roma a Palermo, "impatta contro la Montagna Longa, nei pressi dell'aeroporto. Non resta nessun superstite - si spiega in una nota -. Il caso viene presto archiviato come un incidente. Tra i passeggeri c'è anche Franco Indovina, regista cinematografico in ascesa, famoso ai rotocalchi per la sua relazione con la principessa Soraya. Sua figlia Lorenza, attrice e regista del documentario, all'epoca aveva appena sei anni. Quasi cinquant'anni dopo, alla fine di uno spettacolo in cui è in scena, Lorenza è avvicinata da un gruppo di parenti delle vittime: suo padre non è morto per un incidente ma per un attentato. L'ossessiva ricerca di una verità migliore in cui credere coinvolge anche lei, ma più che le vicende giudiziarie a travolgerla saranno i ricordi che riemergeranno dall'oblio in cui li aveva relegati". Il film non fiction infatti parte dalla nuova ipotesi emersa a quasi cinquant'anni dall'archiviazione del caso: "forse su quell'aereo c'era una bomba" si sottolinea. Così Lorenza Indovina, "grazie all'aiuto dei parenti delle altre vittime, si ritrova coinvolta in un'indagine collettiva che si sovrappone alla sua ricerca introspettiva: un modo per dare voce a chi cerca giustizia ma anche per riscoprire la figura del padre, mai conosciuto veramente. In questo percorso di ricerca, emerge la consapevolezza che non esiste mai una sola verità". Il film documentario, una produzione Dugong Films con Rai Cinema e il supporto della Sicilia Film Commission, "diventa così un'occasione per interrogarsi su cosa significhi davvero ricordare, accettare la perdita e trovare un modo per andare avanti".
G.AbuHamad--SF-PST
