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'Wax Gold', un hotel e le tante facce di Hailé Selassié
A Berlinale Special documentario coprodotto Austria/Italia
(di Francesco Gallo) 'Wax & Gold' ovvero un hotel e le tante facce di Hailé Selassié e dell'Etiopia. Si potrebbe sintetizzare così quest'opera, passata oggi a Berlinale Special, di Ruth Beckermann, regista viennese già miglior documentario a Berlino nel 2018 con 'The Waldheim Waltz'. Prodotto dalla Ruth Beckermann Filmproduktion (di proprietà della regista) in collaborazione con Rai Cinema e Citrullo International, il docu, ambientato ad Addis Abeba, indaga in modo molto originale la figura del controverso imperatore Hailé Selassié. Si parte dall'Hilton Hotel, voluto negli anni Sessanta dall'imperatore in persona per dare un segno di grandezza e internazionalizzazione dell'Etiopa. Da qui ci si immerge, anche attraverso interviste al personale di questa lussuosa struttura e materiali d'archivio, in una ricostruzione storica piena zeppa di contraddizioni. Insomma quanto è grande il contrasto tra l'opulenza dell'albergo e le code di operai alle fermate di autobus che non passano mai? Dietro tutto questo c'è inevitabilmente la rivisitazione della figura di Selassié che da leader indiscusso e molto amato diventa un tiranno senza cuore; da eroe modernizzatore anticoloniale e messia della tradizione rastafari passa per criminale per aver trascurato la povertà e represso il dissenso durante i suoi 44 anni di regno. "In paesi come l'Etiopia o l'India, questi grandi hotel sono anche luoghi di incontro per la classe media e alta. Svolgono la funzione di caffè o pub. Oggi l'Hilton non è più considerato un hotel di lusso - spiega la regista -, ma offre servizi: c'è elettricità, una buona connessione Internet e una fantastica piscina con acqua di sorgente termale. Lì si incontrano molte persone che vivono ad Addis Abeba, ci sono matrimoni, sfilate di moda; c'è qualcosa da fare quasi ogni giorno". Ma il vero punto di partenza di quest'opera "in realtà è stato un libro, 'L'Imperatore' di Ryszard Kapuściński, che mostra il declino di questo lungo regno usando l'esempio della corte di Selassié, dei suoi ministri e servitori. Il libro - continua Ruth Beckermann - è stato tradotto in tantissime lingue, ma mai in quella etiope, l'amarico". E ancora la regista: "Negli anni Ottanta leggevamo questo libro come una parabola del potere che si applicava ai paesi del blocco orientale ancora esistenti all'epoca, così come alle dittature in America Latina o in Sudafrica. Nel frattempo, naturalmente, mi sono però resa conto che gli etiopi vedono il loro paese in modo diverso e non sono così contenti che il loro imperatore e la sua corte servano da modello per una parabola. Forse oggi bisogna confrontarsi con altre culture molto più di quanto non facessimo allora. A causa del rafforzamento delle politiche identitarie e del declino dell'importanza della sinistra, le prospettive individuali sono diventate più importanti. Ora - conclude - vedo il libro in modo molto più critico, ma continuo a difendere l'autore".
G.AbuOdeh--SF-PST