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Fine dell'innocenza, i fantasmi di Britten stregano Roma
Al Teatro dell'Opera grande Giro di Vite firmato Deborah Warner
(di Luciano Fioramonti) Tensione e terrore alle stelle grazie esclusivamente alla bravura degli interpreti e alla musica, senza ricorrere a effetti speciali o a espedienti di scenografia. La perdita dell'innocenza di due piccoli orfani stretti tra fantasmi e segreti inconfessabili nella vicenda messa in musica da Benjamin Britten con The Turn of the Screw (Il Giro di Vite) nel 1954 inchioda alle poltrone gli spettatori del Teatro dell'Opera di Roma in un crescendo di emozioni dosato alla perfezione dalla regista Deborah Warner. Lunghi applausi hanno sancito il successo del nuovo allestimento del lavoro in un prologo e due atti del compositore inglese su libretto diella scrittrice Myfanwy Piper, ispirato all' omonimo romanzo breve di Henry James, grazie alla prova davvero notevole dell'orchestra diretta da Ben Glassberg e dei sei protagonisti, Ian Bostridge (Quint), Anna Proashka (l'istitutrice), gli straordinari Zandy Hull (Miles) e Cecily Balmforth (Flora), Emma Bell (Mrs Grose) e Christine Rice (Miss Jessel). Un agghiacciante gioco di coppie ambientato in una tenuta inglese dove l'istitutrice giunge su incarico di un misterioso zio di Miles e Flora che non vuole assolutamente essere aggiornato sul rapporto con i due nipoti. Ad accoglierla è il suo contraltare, la governante Mrs Grose, che racconta alla nuova arrivata il destino di chi l'aveva preceduta, Mrs Jessel, amante del maggiordomo Quint, entrambi morti in circostanze misteriose. L'istitutrice li vede comparire e sparire misteriosamente quando è accanto ai due bambini Miles e Flora. Il racconto procede nell'ambiguità, perchè la governante non si accorge degli spettri, aprendo la possibilità che la storia sia frutto della fantasia e delle paure dell'istitutrice. Deborah. Warner sceglie di costruire una scena ridotta al minimo, su un fondo nero in cui a tratti si apre lo squarcio su un bosco in cui si muovono i fantasmi, con le belle luci di Jean Kalman. L'istitutrice cerca in ogni modo di scoprire che cosa leghi i due fanciulli a Quint e a Miss Jessel e di proteggerli. Tutto resta sospeso nel sospetto che il silenzio dei bambini copra abusi e verità terribili. Quando l'istitutrice mette alle strette Miles, Quint lo avverte di non dire nulla: "Sei mio, non fidarti di lei! Stai zitto. Non tradire i nostri segreti". Il bambino, in un finale drammatico, rivelerà il nome dello spettro che si limiterà a dire: "Abbiamo fallito, ora devo andare. Addio Miles". In questo scenario senza cali di pressione emotiva, Ben Glassberg guida l'orchestra in un organico ridotto a quindici strumentisti alternando sonorità scarne e inquietanti a momenti mai del tutto distesi. Lungo tributo e molti 'bravo' per tutti, in particolare per Ian Bostridge, specialista del repertorio di Britten e già protagonista di quest'opera nel primo allestimento della regista inglese nel 1997 a Londra, e per i due giovanissimi interpreti Zandy e Cecily, di 12 e 10 anni, per il canto e per la naturalezza della recitazione e dei movimenti in scena. Deborah Warner è alla terza collaborazione con l'Opera di Roma dopo i successi di Billy Bud nel 2018 e di Peter Grimes del 2024. Sono previste tre repliche, il 25, 27 e 28 settembre.
D.Khalil--SF-PST