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Alex Bodi wiceprezesem grupy SCANDIC FINANCE
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Алекс Боди е назначен за вицепрезидент на групата SCANDIC FINANCE
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Alex Bodi a SCANDIC FINANCE vállalatcsoport új alelnöke
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Ο Άλεξ Μπόντι νέος αντιπρόεδρος του ομίλου SCANDIC FINANCE
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Alex Bodi byl jmenován viceprezidentem skupiny SCANDIC FINANCE
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Alex Bodi utsedd till vicepresident för SCANDIC FINANCE-koncernen
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تعيين أليكس بودي نائبًا لرئيس مجموعة SCANDIC FINANCE
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SCANDIC FINANCEグループ、アレックス・ボディ氏を副社長に任命
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Alex Bodi nominato vicepresidente del gruppo SCANDIC FINANCE
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Alex Bodi, numit vicepreședinte al grupului SCANDIC FINANCE
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Panahi: 'Torturato e perseguitato ma torno in Iran'
Regista dissidente a Cannes: "Non ho più coraggio degli altri"
(di Alessandra Magliaro) Jafar Panahi: vedi alla voce Resistenza. C'era una grande attesa oggi a Cannes per vedere il regista dissidente iraniano in carne ed ossa alla sua prima apparizione ad un festival internazionale in 15 anni dopo che è stato dal 2009 perseguitato, incarcerato più volte nel micidiale Evin di Teheran, condannato per 20 anni a non poter realizzare film, ritirato il passaporto e molto altro. Il suo Un simple accident, in concorso per la Palma d'oro, ha emozionato ieri il pubblico e lo stesso cineasta, alla premiere mondiale. Questo film, clandestino come i precedenti, è sembrato più sovversivo che mai raccontando la storia di un torturatore che viene riconosciuto, casualmente, da un gruppo di persone che pensano via via se ucciderlo a loro volta, fargliela pagare in qualche modo. La domanda principale a questo punto era una sola: caduto di recente il divieto di viaggiare fuori del suo Paese e vista la sfida al regime che rappresenta questo film, Jafar Panahi da Cannes cosa farà? "Appena finirò qui tornerò in Iran. Non ci penso per nulla ad espatriare altrove. Tutti gli iraniani ogni giorno compiono gesti sovversivi per il regime, pensiamo alle donne iraniane che camminano nelle strade senza velo. Il mio non è un caso speciale. Non nego il pericolo, ad esempio il co-sceneggiatore Mehdi Mahmoudian di questo film è attualmente in prigione, ma non c'è altro da fare", ha detto tra gli applausi dei giornalisti. Panahi ha raccontato la sua esperienza che è stata anche ispirazione per questa storia: "Quando la Repubblica islamica imprigiona un artista, gli diamo materiale, idee e se ne assumono le conseguenze", ha premesso con tipica ironia. "Fui bendato, messo in una stanza buia, in totale isolamento, mi era concesso di andare in bagno tre volte al giorno, venivo interrogato per otto ore di fila in una situazione di grande pressione e minaccia. Poi in una fase successiva sono stato messo con altri prigionieri politici che mi hanno raccontato di aver trascorso in quella situazione decenni. E' stato terribile, durante questi anni ho fatto anche uno sciopero della fame per chiedere di essere scarcerato, non c'era nulla su di me, a parte essere un artista che in quanto tale osserva le strade di Teheran. Sono stato in ospedale, sono stato malato", ha proseguito Panahi rivelando quello che gli è capitato in questi anni e che in Occidente si era saputo sommariamente. Sulla sua 'sedia vuota' ai festival c'è sempre stata grande mobilitazione della comunità dei cineasti, a Cannes come a Venezia, ma il regista ha tenuto a sottolineare in tutto l'incontro la 'normalità' di quello che è capitato e capita a lui, raccontando di come "il panorama sia radicalmente cambiato perchè dalla nascita del movimento Donne Vita Libertà tanti cittadini in strada affrontano il rischio di, a cominciare dalle donne che non mettono il velo". Come ha fatto a girare A Simple Accident?. Il metodo è stato più o meno quello usato già altre volte dai registi dissidenti. "Si presenta un progetto, una trama indicativa senza entrare nel particolare e una volta ottenuti i permessi si comincia a girare più o meno segretamente altro", ha raccontato Panahi che questa volta ha potuto contare su riprese in strada (nella fase più buia della sua persecuzione aveva girato con il telefonino in casa e trasferito i video con le scene in Europa). "Quando si è diffusa la trama del film tante comparse si sono avvicinate, volevano essere parte di questo progetto perchè tutto il popolo iraniano ha una profonda sofferenza per la repressione".
R.Halabi--SF-PST