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Tumore polmone, 'immunoterapia prima della chirurgia riduce fino al 40% rischio recidiva'
Cappuzzo (Ire), 'obiettivo è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato'
Trattare il tumore del polmone con l'immunoterapia prima dell'intervento chirurgico può ridurre fino al 30-40% il rischio di recidiva e aumentare la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. È quanto emerso dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma il 9 e 10 maggio dall'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire), durante il 5th International Summit on Lung Cancer. "Oggi non basta più intervenire localmente - spiega Federico Cappuzzo, Direttore dell'Oncologia Medica 2 Ire e membro dello scientific board del Summit. - Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall'inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione". Secondo gli esperti, se fino a pochi anni fa, nel tumore del polmone operabile l'intervento chirurgico era il primo passo, oggi non è più una scelta automatica: si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare. In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue, si sta affermando come un "sensore precoce" della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. "La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato - cotinua Cappuzzo. - Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio". Tra i temi centrali del Summit anche biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. "La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise - conclude Giovanni Blandino, Direttore Scientifico Ire. - Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l'efficacia delle cure". Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati Airtum). Numeri che raccontano una sfida ancora aperta, ma anche un'evoluzione concreta delle cure.
J.AbuShaban--SF-PST