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Massimiliano Gallo comandante ferreo e fragile nel liceo militare di Minerva
La serie Netflix che esce il 22 settembre girata a Portici con Capotondi e Maiorino
(dell'inviata Cinzia Conti) Ci sono attori di lungo corso e poliedrici come Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi e Irene Maiorino. Ci sono giovani promettenti come Ciro Minopoli, Biagio Venditti e Margherita Buoncristiani. Ma tra i protagonisti della serie Minerva - La Scuola con la regia di Ivan Silvestrini che uscirà su Netflix il 22 settembre non si può non inserire la superba reggia di Portici che assieme a Villa Campolieto (per i sotterranei) ha ospitato tutte le riprese, ha incarnato il liceo militare dove si svolge questo teen drama e oggi ha ospitato la presentazione alla stampa prima dell'attesissima anteprima della serie davanti ai ragazzi del festival di Giffoni. E qui tra fasti borbonici, suggestioni archeologiche da Ercolano e Pompei e un meraviglioso giardino botanico Massimiliano Gallo diventa l'inflessibile comandante Achille Giordano, direttore di un liceo militare di gloriosa tradizione. "Il mio personaggio - spiega all'ANSA Gallo - ha una disciplina ferrea e crede molto nelle tradizioni, anche quelle militaresche, perché pensa che aiutino a tenere l'ordine nella scuola. Quindi c'è anche l'esplorazione di ciò che è giusto e non è giusto, se quello che ti viene dato come comando è una cosa che devi interpretare, criticare oppure assecondare a prescindere". Ma non ci si deve aspettare un personaggio piatto: "Come faccio spesso con i personaggi che interpreto ne ho esplorato la forza ma anche la fragilità, la solidità ma anche le crepe per dargli tridimensionalità. Questo ruolo vive di conflitti interiori anche perché suo figlio è uno degli allievi". E aggiunge: "Spero che sia una serie che possa piacere ai ragazzi perché esplora i loro sogni, le loro paure". Il suo braccio destro è Irene Maiorino, ex "ragazzina" di Giffoni che spiega come proprio i tanti film visti qui hanno contribuito alla sua decisione di fare l'attrice, che interpreta la maggiore Teresa Bonaiuto. "La mia sfida è stata quella di proporre un femminile che abbraccia la divisa ma con uno sguardo più moderno e attento alla sensibilità dei ragazzi, quasi con un senso materno". Ma che tipo di personaggio è: "Sono severa, non sono cattiva, direi giusta. E' in nome di questa sua etica che lei porta avanti che ci saranno dei cambiamenti". Ma in questo vortice di divise (bellissime disegnate dal premio Oscar Massimo Cantini Parrini) c'è anche una civile che osserva dall'esterno questo mondo che le sembra "folle": si tratta di Cristiana Capotondi, alias la prof di Storia e Filosofia Laura Canali. "È un po' come il pubblico che entra in questa scuola militare - spiega - dove ci sono delle regole antiche e precise. Il mio personaggio forse è quello che deve portare un po' il dubbio rispetto ad alcune cose che vediamo ancora oggi accadere all'interno di questa scuola militare". E poi ci sono loro i cadetti senior (Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj) e i junior arrivati con le motivazioni più diverse e traumatizzati dall'astinenza del cellulare (si può tenere pochissimi minuti al giorno) e come spiega lo sceneggiatore Giovanni Galassi in un periodo della vita "in cui spesso ci si chiede chi siamo e cosa vogliamo fare. Insomma un amplificatore, un'arena di conflitti". Camilla (viziata ed egocentrica mandata qui dal padre per "raddrizzarla"), Vincenzo (un predestinato circondato da parenti militari di alto rango) e Salvo, lo scugnizzo della periferia di Napoli finito qui per cercare il suo amico fraterno scomparso nel nulla proprio nel liceo, che dona alla trama un bel tocco mistery. "Fare a meno dei cellulari ormai è impossibile, noi ragazzi ci facciamo qualsiasi cosa - ammettono - però dopo questa serie abbiamo capito che aprirlo come prima cosa la mattina forse si può evitare. E divertimento, gioia e compagnia sono amplicati senza cellulari. E non tutti i momenti devono essere filmati". A spiegare la nascita dell'idea della serie il produttore Roberto Sessa, ceo di Picomedia: "Ce l'avevo da una decina d'anni, da quando sul treno vedevo i ragazzini della Nunziatella vestiti in maniera speciale. Mi affascinavano e volevo capire cosa avessero in testa". Secondo il regista Silvestrini la serie "non dà risposte definitive, ma apre molti spunti di riflessione sul nostro posto nel mondo, sull'obbedienza, sul pensiero critico e sulle scelte morali". Daria Perrotta di Netflix aggiunge: "Ci interessava raccontare qualcosa di nuovo: un liceo italiano quasi mai rappresentato sullo schermo e ragazzi del nostro tempo costretti a vivere senza social, cellulari e libertà di esprimersi come nel mondo contemporaneo".
R.AbuNasser--SF-PST
