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Vance, 'da Orban a sostegno di alleato fedele, non per portarlo alla vittoria'
'Sapevamo benissimo la situazione. Non è che non sappiamo leggere i sondaggi'
Il vicepresidente americano JD Vance ha affermato di non essere eccessivamente sorpreso della sconfitta del premier ungherese Viktor Orban, dicendo che la sua decisione di sostenerlo a Budapest in campagna elettorale, la scorsa settimana, mirava più a manifestare sostegno a un alleato fedele che a condurlo alla vittoria. "Non siamo andati lì perché ci aspettavamo che Viktor Orbán ottenesse una vittoria elettorale schiacciante", ha detto Vance in un'intervista a Fox News. "Ci siamo andati perché era la cosa giusta da fare: schierarsi al fianco di una persona che è rimasta al nostro fianco per molto tempo", ha aggiunto. Si tratta di dichiarazioni che hanno segnato il primo riconoscimento, da parte della Casa Bianca, del netto rifiuto dell'Ungheria verso Orban, caduto dopo 16 anni di fila di potere: la sua ascesa e gestione del potere sono state di ispirazione per il presidente Donald Trump, per lo stesso Vance e per innumerevoli alleati del movimento Maga come modello di promozione di una "democrazia illiberale" all'estero, cercando poi di emularla in patria. Orban ha inoltre adottato posizioni intransigenti in materia di immigrazione e ha aspramente criticato i diritti delle persone che si identificano come Lgbtq+. "La sua eredità in Ungheria è reale: 16 anni che hanno cambiato radicalmente il Paese", ha osservato Vance, spiegando che la sua decisione di fare campagna con Orban la scorsa settimana non è dipesa dal fatto che "non sappiamo leggere i sondaggi. Sapevamo benissimo che c'era un'altissima probabilità che Viktor perdesse quelle elezioni. Lo abbiamo fatto perché è uno dei pochi leader europei che abbiamo visto disposto a tenere testa alla burocrazia di Bruxelles". Tuttavia, l'incapacità di Vance di aiutare Orbán a evitare la sconfitta ha esposto l'amministrazione Usa a pesanti critiche, soprattutto sulla perdita di attrattiva sul potenziale futuro del nazionalismo populista.
C.Hamad--SF-PST