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'Si rifiuta di abbassare la musica per il lutto di Khamenei e gli sparano'
Il racconto di una docente iraniana all'ANSA: si temono proteste, crescono posti di blocco
"La settimana scorsa, un amico, residente a Teheran, è stato fermato a uno di questi posti di blocco perché la musica nella sua auto era ad alto volume. Gli è stato detto: 'Siamo in lutto per la Guida Suprema. Abbassi il volume'. Lui si è rifiutato. Pochi secondi dopo, un uomo armato al posto di blocco ha estratto una pistola e gli ha sparato in faccia. È morto sul colpo. Per molti iraniani, quella scena è diventata l'immagine simbolo di questi giorni". Il racconto all'ANSA è di Hasti Diyè, docente iraniana che vive a Teheran. "Dalla fine della guerra, le autorità, temendo il collasso economico e il possibile ritorno delle proteste, hanno visibilmente inasprito le misure di sicurezza. La loro principale preoccupazione è la rabbia di una popolazione stremata non solo dalla guerra, ma anche dalle difficoltà economiche e dalle pressioni politiche, un popolo intrappolato tra forze distruttive interne ed esterne", prosegue la giovane donna. "L'economia - prosegue - è forse l'aspetto più tangibile di questo collasso. I recenti scioperi contro infrastrutture, fabbriche, centrali elettriche e vie di trasporto hanno paralizzato ampi settori della produzione nazionale. Persino i beni più semplici, che un tempo sembravano comuni, dai prodotti in plastica agli imballaggi, ora si trovano ad affrontare carenze di materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento. L'impennata dei prezzi, la disoccupazione di massa, la carenza di medicinali e il loro costo esorbitante hanno spinto le persone sull'orlo del baratro". "A ciò - racconta ancora la docente - si aggiunge il blackout di internet, che si è trasformato in una delle ferite sociali più profonde. L'Iran sta vivendo il più lungo blackout nazionale mai registrato: oltre 1.080 ore consecutive senza connessione. Le vendite online sono crollate fino all'80%, e milioni di persone il cui sostentamento dipendeva da internet hanno di fatto perso il lavoro o la principale fonte di reddito", "Nell'Iran di oggi - spiega Hasti Diyè - il cessate il fuoco non sembra tanto la fine di una crisi quanto una breve pausa tra due ondate di ansia. Per molti è stato come un temporaneo ritorno dell'aria nei polmoni. Ma quel sollievo ha presto lasciato il posto a una paura più complessa: la paura di ciò che la guerra ha scatenato all'interno delle città stesse". "Per le strade - racconta - la vita quotidiana non assomiglia più a quella di un tempo. Di notte, i posti di blocco si sono moltiplicati. Uomini armati fermano le auto, chiedono i documenti, ispezionano i cellulari e perquisiscono i bagagliai. Il minimo atto di disobbedienza può sfociare in violenza o sparatorie".
F.Qawasmeh--SF-PST
