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Alex Britti, 'siamo ancora cantanti, ma la tecnologia ha cambiato il mestiere'
Il cantautore si racconta: "Nell'arte i numeri non sono sinonimo di qualità"
(di Enzo Luongo) Trap, rapper, concerti senza strumenti, ma con le basi? "Non c'è niente che mi faccia rimanere perplesso e nulla che mi dia fastidio. Semplicemente perché penso che, anche se ancora ci chiamano cantanti, in realtà oggi facciamo un mestiere diverso. Alla fine non c'è nulla di cui indignarsi, il mondo di oggi è così". Lo dice Alex Britti, intervistato dopo il concerto a Trivento, tappa molisana del suo tour estivo. "Anche chi fa il grafico o l'avvocato usa la tecnologia per lavorare - aggiunge il cantautore -, per fortuna questo accade anche in medicina. Sono cose importanti che segnano il tempo. Noi siamo ancora cantanti, ma rispetto al passato oggi facciamo due mestieri diversi". Sui giovani di oggi, Britti dice: "La generazione nuova è fatta di figli nostri, li abbiamo cresciuti noi. Se ogni tanto qualcosa non va, non dobbiamo incolpare i ragazzi, ma noi stessi". Anche nella musica oggi tutto si misura con i numeri: "È come se i numeri fossero sinonimo di qualità, ma se parliamo di arte non è vero. I numeri sono sinonimo di qualità imprenditoriale. Faccio un esempio: c'è il ristorante che vende hamburger che fattura più di tutti al mondo, ma se vogliamo mangiare bene non andiamo lì. E questo è quello che è successo anche nella musica, nel cinema, nell'arte". Britti parla poi del suo percorso, prima apprezzato chitarrista nell'ambito blues, poi autore di tante hit: "Nel mio essere artista, nel mio cammino non c'è stato un cambiamento repentino, c'è una evoluzione continua. Quel chitarrista blues le canzoni le ha sempre scritte, solo che prima non mi considerava nessuno! Come nel concerto a Trivento, quello che faccio oggi è l'evoluzione di quel blues che facevo da ragazzo. Il mio era un blues molto sperimentale, contaminato da altri generi. Cercavo di andare oltre e questo mi ha portato a cantare in italiano. Quando a una canzone togli il vestito pop, quel vestito che serve per fare un certo percorso, per andare in radio e in tv, la canzone rimane nuda, così come è nata e le mie canzoni nascono blues. Anche quelle famose: Settemila caffè è un blues, stesso discorso per Mi piaci". Tra i progetti per il futuro, rivela, "vorrei far uscire un album nuovo, è un po' di anni che non lo faccio. Intanto sto registrando, poi mi dovrò fermare per fare un piccolo intervento alla spalla. Si vedrà". Sul suo ritorno a Trivento, paese molisano al confine con l'Abruzzo che in passato lo ha ospitato più volte, dice: "Mi sono sentito a casa, mi sono sentito accolto. A cominciare dallo striscione che mi hanno fatto trovare in piazza con la scritta 'Bentornato Alex'. Non pensavo di aver lasciato così tanto il segno da queste parti! Mi hanno fatto vedere foto e raccontato aneddoti di quando sono stato qui, ormai quasi trent'anni fa, ed è stato bello". E sul dopo concerto rivela quella che è diventata una sua abitudine: "Sulla via del ritorno ho fatto spesa di prodotti tipici locali, cose molto buone: a casa avrò amici per un aperitivo molisano. È una cosa che faccio spesso: quando torno da un concerto organizzo a casa una serata con i prodotti che prendo nel luogo che mi ha ospitato".
E.Aziz--SF-PST