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Al via le riprese di Sanguara, un folk horror di Mattia Riccio
Alla sua seconda prova da regista dopo il film La figlia del bosco
Sono iniziate tra Monte Livata e Jenne, nel cuore del Parco Regionale dei Monti Simbruini, le riprese di Sanguara, il nuovo lungometraggio scritto e diretto da Mattia Riccio, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo La figlia del bosco. Il film vede protagonisti Giorgia Palmucci, Daniel De Rossi, Alessandro Sardelli e Davide Lo Coco, con la fotografia firmata da David Natale. Le riprese si svolgeranno nell'arco di sedici giorni grazie a una troupe interamente composta da giovani professionisti under 35, una scelta che riflette lo spirito del progetto e la volontà di valorizzare una nuova generazione di autori e tecnici del cinema italiano. Con Sanguara, Mattia Riccio prosegue il proprio percorso nel cinema di genere scegliendo ancora una volta la strada del folk horror, ma declinandola attraverso un immaginario profondamente italiano, dove le leggende popolari, il patrimonio naturale e le radici culturali del territorio diventano materia narrativa. Il film segue il viaggio di due studenti di antropologia che, spinti dal loro relatore, si avventurano oltre i confini di una radura isolata per indagare sulla misteriosa scomparsa di un'antica comunità etrusca. Quella che nasce come una ricerca accademica si trasformerà presto in una discesa in un territorio ostile, segnato da un passato oscuro e da una presenza che sembra aver contaminato ogni cosa. Attraverso un horror atmosferico, crudo e psicologico, il regista affronta temi profondamente contemporanei come la regressione dell'uomo, la violenza, il rapporto sempre più fragile con la natura e il peso delle nostre radici culturali. La paura non nasce soltanto da ciò che si vede, ma anche dall'ambiguità morale dei personaggi e da un ambiente che diventa una presenza costante e opprimente, trasformandosi in uno dei protagonisti della storia. "Con Sanguara volevo raccontare un horror che affondasse le proprie radici nella nostra terra, nelle sue leggende e nella sua memoria più antica", racconta Mattia Riccio. "Mi interessava costruire un film in cui la paura non nascesse soltanto da ciò che si vede, ma soprattutto da ciò che si percepisce: dall'ambiguità dei personaggi, dal peso della natura e dalla sensazione costante che qualcosa di ancestrale stia osservando i protagonisti. Credo che il folk horror sia uno straordinario strumento per parlare del presente, perché permette di affrontare temi come la violenza, la perdita di umanità e il rapporto sempre più fragile tra l'uomo e l'ambiente attraverso immagini potenti e profondamente simboliche". Le location del Parco Regionale dei Monti Simbruini, con i boschi di Monte Livata e gli scenari di Jenne, non rappresentano soltanto lo sfondo della vicenda, ma diventano parte integrante del racconto. Radure isolate, alberi spogli, rocce e paesaggi selvaggi contribuiscono a costruire un'atmosfera sospesa e inquietante, nella quale il confine tra realtà, folklore e leggenda si assottiglia progressivamente. Con una sceneggiatura originale e una forte identità visiva, Sanguara si presenta come un'opera che punta a rinnovare il folk horror italiano, coniugando tensione, ricerca estetica e riflessione sui grandi temi del nostro tempo. L'uscita del film è prevista nel corso del 2027; i produttori sono Roberto Gentile e Davide Lo Coco.
I.Matar--SF-PST