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Andrea De Sica, nonno Vittorio maestro ribelle che ha 'riscritto' il cinema
E' coproduttore del docu Vittorio de Sica -La vita in scena in sala dal 23 giugno
(di Francesca Pierleoni) Raccontare "con un afflato di verità, lasciando da parte gli stereotipi e il pettegolezzo", uno dei maestri "sovversivi" della settima arte, capace di "riscrivere le regole del cinema" e di "smontare, con tanti altri grandi autori di quegli anni, l'immaginario cinematografico di cartapesta del fascismo, guardando a una rinascita della società", risultando attuale e universale anche oggi. Così Andrea De Sica, coproduttore del documentario, descrive lo spirito che ha animato il film non fiction, dedicato al nonno, Vittorio De Sica - La vita in scena di Francesco Zippel, che dopo il debutto mondiale sulla Croisette (unico titolo italiano nel programma, ndr) a Cannes, arriva con Fandango in sala con un'uscita evento dal 22 al 24 giugno e prossimamente su Sky. Un ritratto, che ha fra i coproduttori esecutivi Wes Anderson, nel quale si offre un'immersione coinvolgente e sorprendente, tra vita e arte, nella personalità e nel genio creativo ed empatico del regista di capolavori come Ladri di biciclette, Sciuscià, Umberto D, Il giardino dei Finzi Contini. Un viaggio, prodotto da Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production, Sky che risolve una parte della narrazione anche con l'animazione, arricchito da straordinario materiale d'archivio, ricordi, aneddoti e riflessioni della famiglia (da Christian De Sica ad Andrea e gli altri nipoti, come Brando, anche lui coproduttore, Maria Teresa De Sica ed Eleonora Baldwin) oltre a quelli di tanti altri cineasti e protagonisti del mondo del cinema, fra i quali, oltre a Anderson, Isabella Rossellini, Ruben Ostlund, Jean- Pierre e Luc Dardenne, Francis Ford Coppola, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Dominique Sanda, Asghar Farhadi, Andrej Zvjagincev, che parlano del loro legame umano e artistico col regista. "Non c'era un documentario su Vittorio De Sica da almeno 10 anni - dice Andrea De Sica, figlio di Manuel e regista come il nonno - e Francesco Zippel, con la sua filmografia (ha diretto fra gli altri i film non fiction su Gian Maria Volontè, James Ellroy, William Friedkin) ha dimostrato di essere la persona più adatta nel sapere fare questi ritratti uscendo dalla retorica. Io ho accompagnato Francesco, ed ero in una posizione più semplice. Mi sono rivissuto e rigustato la mia famiglia. Salire tutti insieme, stringendoci, tremanti ed emozionati a Cannes la montée des marches è un ricordo che custodirò per sempre". Per Eleonora Baldwin, autrice, conduttrice e divulgatrice gastronomica per il Gambero Rosso e altre testate, fare il documentario "è stata una forma di condivisione, ha significato aprire il salotto della nostra famiglia. L'artista lo conosciamo, i film ci influenzano, abbiamo voluto parlare anche di quella che è stata la vita di Vittorio De Sica, per portare questo patrimonio umano e artistico anche ai ragazzi di oggi". Eleonora, figlia della primogenita di De Sica, Emi e dell'attore Peter Baldwin, ha anche potuto vivere il regista nella dimensione di nonno, fino ai sette anni: "Veniva, si toglieva la giacca, giocava e pranzava con noi... sono stata una volta sola su un suo set, quello de Il viaggio. Invernizzi e Franco Franchi facevano le facce per farmi ridere, io invece sono scoppiata a piangere e nonno gli ha detto 'non spaventate la bambina'. Mi ricordo Sophia Loren, vestita di lamé, tanta luce". Andrea De Sica, classe 1981, ha tra le prime emozioni pubbliche legate al nonno, morto nel 1974, quella del 2001, "in un evento organizzato a Cannes per il centenario della sua nascita, al quale ho partecipato con la famiglia. Avevo 20 anni e Brando 18, eravamo frastornati" ricorda. Rispetto al lavorare al film non fiction, "15 anni fa non avrei avuto la stessa disinvoltura nel maneggiare questo materiale. Fortunatamente mi sento un po' più emancipato come persona e come regista, era il momento giusto. Anche perché Emi e Manuel non ci sono più, mi sembrava indispensabile che raccogliessimo il testimone, e avere Francesco, che conosco da quando lavoravamo tutti e due a Rai International e ci incontravamo in moviola, ha permesso di avere uno sguardo esterno che desse compiutezza al racconto".
E.Aziz--SF-PST
