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Gerardo Ferrara, "io in bici per Salina al posto di Troisi ai tempi de Il Postino"
L'uomo ancora oggi incredibilmente somigliante, "scelto per caso, fui felice di aiutarlo"
Ancora oggi la somiglianza con Massimo Troisi è incredibile. A Gerardo Ferrara toccò il compito, 32 anni fa, di girare le scene più faticose de Il Postino, il film testamento di Massimo Troisi che non arrivò mai a vederlo completato, perché morì poco dopo l'ultimo ciak. Il cinematografico postino di Neruda andava su e giù per le strade polverose di Salina (e di Procida, dove vennero girate alcune scene): uno sforzo che Troisi, già affaticato dalla malattia, non poteva sostenere. "E fu per questo che mi chiamarano", ricorda Ferrara, professore di scienze motorie, oggi 63enne che non ha mai più pensato di dedicarsi al cinema. "Ma no, non era il mio ed è finita lì. Il Postino lo considero un regalo che la vita mi ha riservato, un insegnamento che porto ancora con me", racconta proprio a Salina, dove è stato premiato al Marefestival - Premio Troisi con una targa che riproduce una dedica autografa che gli fece proprio l'attore in quei giorni del 1994. Le foto dell'epoca, abbracciati insieme, rimandano lo stesso sguardo stupito, lo stesso sorriso timido, gli stessi riccioli ribelli. "Ma fu davvero un caso trovarsi lì. Massimo era in difficoltà, avevano sospeso le riprese, c'era bisogno di qualcuno che potesse sostituirlo nelle parti più pesanti. Un ragazzo della produzione del mio paese, Sapri, mi conosceva e si ricordò di me. Mi chiamarono a Cinecittà, incontrai il regista Michael Radford, Philippe Noiret, e in due giorni ero già sul set", racconta Ferrara, che non nasconde la sua emozione quando si parla di quando arrivò la notizia della morte di Troisi. "Conoscere Massimo e affiancarlo in un'esperienza così significativa per lui è stato davvero un regalo. Aver reso più piacevole e meno faticoso il suo lavoro per me è stato un onore. Più che un'opportunità per me, era un modo di stare accanto a una persona che in quel momento aveva bisogno di un aiuto: in una situazione così ci si sveste dai propri panni e ci si dedica completamente all'altro. Io andavo solo in bicicletta, il merito di tutto era il suo". Tornare a Salina è stato un salto indietro nel tempo. "Tante emozioni, anche perché qui, mentre giravamo, ricevetti la notizia che mia moglie aspettava un bambino, che poi si è chiamato Massimo".
K.AbuTaha--SF-PST
