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Matteo Mancuso, 'eterno studente della chitarra, si impara da chiunque'
Il giovane fenomeno siciliano in tour mondiale con il disco Route 96
(di Luciano Fioramonti) Ha già collezionato collaborazioni e giudizi lusinghieri di mostri sacri della chitarra del calibro di Al di Meola, Steve Vai, Joe Bonamassa e Steve Lukather. Acclamato dalla stampa specializzata, in pochi anni si è affermato sulla scena internazionale come uno dei talenti più sorprendenti per tecnica e velocità. Eppure, Matteo Mancuso continua a pensare di dover lavorare ancora duro. "Più studi e più volte certe ti senti un cretino, perché ci sono cose che si rivelano ovvie, ma qualche anno fa non lo erano - dice all'ANSA dalla Germania nella pausa tra un concerto e l'altro -. Cerco di avere sempre la mentalità di eterno studente, c'è da imparare da chiunque. Persone con punti di vista diversi sullo strumento riescono ad avere spunti che tu non hai". Il giovane fenomeno siciliano è impegnato da mesi in un lungo tour mondiale partito da Los Angeles che nelle scorse settimane lo ha visto dalla sua Palermo a Roma in dieci città italiane in trio con i due notevoli compagni di viaggio, il bassista Riccardo Oliva e il batterista Gianluca Pellerito, in concerti pieni di tributi agli artisti del cuore, da Jeff Beck a Chick Corea, Weather Report ai chitarristi di Los Angeles. Tutto il 2026 sarà di fatto occupato per promuovere il suo secondo album intitolato 'Route 96', giocando con il riferimento alla celebre strada 66 che attraversa l'America e la sua data di nascita. Il disco, uscito a febbraio in Italia solo in cd, è ora disponibile in tutto il mondo anche in vinile e su tutte le principali piattaforme digitali. "È un album più consapevole ed omogeneo - spiega -. Ci ho messo un anno dalla composizione alla registrazione. Nel primo disco il processo compositivo era stato molto lungo e quando è uscito già non mi rappresentava più. Route 96 dice in modo più onesto quello che sono adesso. È più centrato sugli arrangiamenti, sulle melodie e su quello che mi piace". Nel disco compaiono Steve Vai nel brano Solar Wind, il giovane fuoriclasse francese Antoine Boyer in Isla Feliz, e il tastierista russo Valery Stepanov in una rilettura pirotecnica del classico 'The Chicken'. "Tutte le collaborazioni sono avvenute a distanza, ognuno ha registrato le proprie parti. Sono molto contento perché penso di aver azzeccato i pezzi giusti per le collaborazioni. Con Steve Vai ci siamo visti per la prima volta a Orlando, in Florida, nel gennaio 2024 dove mi aveva invitato per tenere lezioni e concerti alla sua Academy. Mi disse: 'Se mai avrai un pezzo che ti piace e reputi adatto, sarei contento di registrare qualcosa'". Nel più americano dei chitarristi italiani si riesce a intravedere qualcosa delle sue radici? "Alcuni mi dicono che nei pezzi sentono un po' di mediterraneo e qualche volta anch'io lo penso. Gran parte delle mie influenze sono americane anche se c'è spazio per quelle latine, uno dei miei preferiti è Al di Meola. Quello che descrivo è influenzato pesantemente dalla musica che ascolto, ma sicuramente l'ambiente in cui cresci pesa sul processo creativo". Matteo Mancuso compare anche nel disco 'Tutta Vita' di Stefano Bollani con grandi artisti jazz italiani - Enrico Rava, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Ares Tavolazzi, Daniele Sepe, Antonello Salis - e nuovi talenti nel documentario di Valentina Cenni che racconta la preparazione di quel concerto a Trieste. "È stata una bellissima esperienza. All'inizio tra noi più giovani c'era tensione, eravamo un po' gli studenti della situazione. Poi è stato tutto molto rilassato e semplice grazie soprattutto a Bollani. Vedere da vicino musicisti di quel calibro e il processo di creazione di un concerto è stato un privilegio, una masterclass a tutto tondo". Prossimi obiettivi? "Mi piacerebbe comprare casa - dice sorridendo -. In realtà l'obiettivo che volevo l'ho già raggiunto: riuscire a lavorare con la musica. Tutto quello che è venuto dopo è un extra di cui mi sento estremamente privilegiato. Voglio continuare a fare musica e cercare di essere più prolifico dal punto di vista compositivo". Resta un cruccio, aver trascurato altri interessi. "Mi piacerebbe anche avere contatti con tipi diversi di arte. Non so nulla di arte visiva. Vorrei stimoli nuovi perché la mia adolescenza è stata sacrificata, studiavo otto-dieci ore al giorno e non ho fatto altro per arrivare al livello attuale. Non conosco musicisti con il fuoco dentro che non abbiano fatto lo stesso ma questo mi ha precluso tante altre cose". Nel prossimo futuro con chi le piacerebbe suonare? "Ho in mente tanti artisti ma uno, in particolare, è Jacob Collier, polistrumentista britannico che fa di tutto, lo considero un genio di questo secolo. Roba devastante per gusto, armonia e tecnica vocale. Stare in mezzo a gente con più esperienza di te è il modo più veloce per migliorare. Dico sempre che se sei il peggior musicista della stanza vuol dire che sei nella stanza giusta".
P.Tamimi--SF-PST
