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Love me tender, la difesa dei diritti di madre e della propria libertà
Arriva in sala il dramma con Vicky Krieps da una storia vera
(di Francesca Pierleoni) Rischiare di perdere tutti i propri diritti di madre e ritrovarsi in un'odissea legale fatta di decisioni ingiuste, ricatti da parte dell'ex marito e un figlio ancora bambino manipolato dal padre, perché si è deciso, tre anni dopo la separazione, di vivere liberamente la propria sessualità. E' l'allucinante storia vera vissuta e raccontata nel romanzo autobiografico (edito in Italia da Solferino) dalla scrittrice Constance Debré, alla base di Love me tender, l'intenso dramma di Anna Cazenave Cambet, con una straordinaria Vicky Krieps, che dopo il debutto l'anno scorso in Un certain Regard a Cannes, ha girato altri festival (Rendez Vous a Roma compreso), e arriva nelle sale italiane il 23 aprile con Wanted. "È un libro che ho letto quando avevo appena avuto un bambino - spiega la regista, classe 1990 all'ANSA -. Come credo qualsiasi altra mamma in quella fase, mi trovavo in un momento in cui mi chiedevo cosa mi stesse succedendo, come stessi cambiando. Mi ponevo domande su come trovare spazio nella mia vita per scrivere, per rimanere un'artista, per costruire una carriera. Ero piuttosto giovane, e mi chiedevo come ritrovare me stessa, in termini di identità, perché non sono eterosessuale, e quindi improvvisamente mi sono ritrovata anche in quella situazione. Leggere il libro mi ha aiutato, perché c'è una donna che si pone tutte queste domande e solleva un interrogativo, che è un tabù fondamentale nelle nostre società, almeno in Europa: abbiamo il diritto di rimanere donne e artiste allo stesso tempo, di avere desideri, una vita amorosa, una vita sessuale, e di essere anche madri? Credo che le nostre società vorrebbero ancora che una volta diventate madri quella fosse la nostra unica identità". Si ritrova infatti all'improvviso contro un muro di ostacoli e giudizi sommari Clemence (Krieps), donna forte, brillante, indipendente e madre amorevole, che da tre anni ha dato una svolta alla sua vita, lasciando la garanzia di un lavoro da avvocata per fare la scrittrice e uscendo da un matrimonio diventato più un'amicizia. L'ex marito Laurent (Antoine Reinartz) che ha con lei la custodia congiunta del figlio Paul, sembra aver accettato la sua scelta, anche se trova continuamente scuse per non firmare i documenti di divorzio. Tutto cambia quando Clemence gli confida di avere ormai solo rapporti sentimentali con altre donne. Laurent, oltre a iniziare a manipolare il figlio (che da un giorno all'altro decide di non volerla più vedere) contro di lei, decide di 'punirla' in ogni modo che gli concede una società ancora sostanzialmente misogina. Dalle denunce false in cui l'uomo la accusa di abusi e crimini sul bambino a repentini ostacoli per i (pochi) diritti di visita (sempre con gli assistenti sociali) che le sono concessi. Clemence tuttavia non si arrende e continua a combattere, per la propria libertà di donna e per i propri diritti di madre. "Tutti alla fine di una relazione abbiamo spesso provato anche delle emozioni negative - osserva la cineasta -. La differenza qui è che quest'uomo ha gli strumenti, perché la società glieli fornisce, per rovinare la vita della sua ex moglie, per recidere davvero il legame con il figlio. E' come se la società dicesse a Laurent 'non accetti la nuova vita della tua ex moglie? Bene, ti aiuteremo a far sì che lei venga punita'" . Il film "parla proprio di questo, del prezzo che una donna paga per essere libera". E certi preconcetti "li ho incontrati anche mentre cercavo i finanziamenti per Love me tender, molti produttori mi chiedevano di cambiare il personaggio, rendendolo più gentile ed emotivo, volevano che Clemence facesse anche una sorta di mea culpa alla fine del film, veniva attaccata continuamente la sua libertà".
O.Salim--SF-PST
