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Guerritore a Los Angeles: "Anna Magnani parla alle attrici di oggi: non omologatevi"
Presentato al festival fondato da Pascal Vicedomini il film 'Anna' di e con Guerritore
(di Lucia Magi) Anna Magnani non attraversò l'Oceano per ritirare l'Oscar — il primo a un'italiana — vinto per il ruolo da protagonista in 'La rosa tatuata'. Settant'anni dopo, a Los Angeles, a poche ore dalla notte delle stelle, ce l'ha riportata un'altra attrice italiana: Monica Guerritore. Il suo film dedicato alla diva del neorealismo, di cui è anche regista, debutta a Hollywood nell'ambito della 21ª edizione del Los Angeles, Italia - Film, Fashion and Art Festival. "L'aereo non lo prendeva! Come si vede nel film, diceva: non mi fido di quelle cose che manco si sa perché stanno su", sorride Guerritore parlando all'ANSA al margine della proiezione di 'ANNA - The Untold Story' all'Istituto Italiano di Cultura. Nemmeno lei vola volentieri, ma "l'importanza di riportare Anna qui, per farle sentire l'amore e farla tornare a parlare, era più forte della mia paura. Domani andrò a vedere la stella a lei dedicata sulla Walk of Fame, ma la sua presenza l'ho già sentita: l'ho trovata, le ho parlato per strada, al Chinese Theatre…", confida l'attrice. Magnani ricevette la statuetta in seguito, al sicuro da ogni fobia, in una cerimonia all'ambasciata statunitense di Roma. Non tenne mai un discorso di ringraziamento a Hollywood. "Non posso immaginare cosa avrebbe detto sul palco - continua Guerritore, che apre il suo biopic con la notte del 21 marzo 1956, mentre Magnani è in attesa di sapere se l'Academy l'ha scelta - So però quello che ha detto mentre aspettava: 'America, tanto m'hai tolto, tanto m'hai da ridà'. Probabilmente avrebbe ringraziato per aver messo una toppa sul grande dolore che gli Stati Uniti le avevano inferto: da qui è arrivata Ingrid Bergman, che le ha portato via il grande amore Roberto Rossellini". La sua voce, si leva forte anche a 70 anni di distanza. "Portiamo un messaggio per tutte le donne, specialmente quelle che si dedicano al cinema: c'è un altro modo di essere donna, c'è un altro modo di rispettare se stesse, come si è e la propria professionalità. Anna ci sprona a non abbassare la testa". Il film, per cui Guerritore si è messa per la prima volta anche dietro la macchina da presa, è un'ode a quel cinema fatto con gli attori di teatro. "'A un certo punto si schiaffeggia e urla: 'ma che c'ha sta faccia che non va?' Il neorealismo nasce con 'Roma città aperta', con i due più grandi interpreti del momento, che erano attori di teatro, Aldo Fabrizi e Anna Magnani. Sul palco, noi non abbiamo il problema della faccia, abbiamo il problema dell'interpretazione. Ora i visi si assomigliano tutti, devono essere simili". Non è colpa dell'industria statunitense, però. "Hollywood ha fatto lavorare Gloria Swanson, Bette Davis, Katherine Hepburn. Ancora oggi ci sono storie per donne come Meryl Streep, Helen Mirren. Hollywood è troppo intelligente per buttare da parte storie che invece servono. Perché le donne della nostra età non hanno una scadenza come lo yogurt. Non è che a 40 anni le butti, c'è tutta un'isola che è 40, 50, 60, 70 che ha bisogno di essere raccontata". Anna Magnani aveva 50 anni quando vinse l'Oscar. In 'Deceitful Love' ('Inganno', ), che è stato il più grande successo di Netflix degli ultimi anni, Guerritore ne aveva 60. "Eppure avevo tutta la vita davanti, dopo aver incontrato uno come Giacomo Gianniotti!", ride l'attrice ricordando il lavoro con Pappi Corsicato. "Insieme al festival Los Angeles, Italia, volevamo onorare la festa delle donne: quale figura migliore di Anna Magnani? Simbolo di forza, libertà, autenticità", riflette Emanuele Amendola, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura. "Anna è tutto questo, così come lo è Monica, che interpreta questo ruolo in modo straordinario e fa anche da regista - continua la Console Generale Raffaella Valentini - Ancora una volta raccontando quanto è difficile essere donna nell'industria cinematografica".
W.Mansour--SF-PST