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'Brides', da Londra in Siria, ritorno all'Islam di due donne
In sala il road-movie firmato dalla regista teatrale Nadia Fall
(di Francesco Gallo) Una storia al contrario, piena di implicazioni politiche e religiose, ma volutamente 'sospesa' senza giudizio morale. È quella che racconta 'Brides - Giovani spose', esordio cinematografico della regista teatrale Nadia Fall ("Bush", "No Masks") che arriva in sala il 5 marzo. Chi sono mai queste giovane spose del titolo? Sono Doe e Muna, due ragazze islamiche che vivono nel Regno Unito e che decidono di scappare dalle loro famiglie e da una società che le discrimina e bullizza e in cui in fondo non si riconoscono, per raggiungere la Siria e iniziare quella che, secondo quanto dicono i social, sarà una nuova vita, migliore e comunque più vicina alla loro tradizione e ad Allah. Ma quando arrivano a Istanbul l'intermediario che dovrebbe accompagnarle al confine non c'è e così si ritrovano sole ad affrontare mille difficoltà, ognuna con il suo particolare carattere. Ovvero la mite Doe (interpretata dall'esordiente Ebada Hassan), ragazza musulmana di quindici anni che lotta contro il razzismo che subisce a Londra, mentre si nutre online di un indottrinamento radicale all'Islam e Muna (Safiyya Ingar), il suo esatto opposto, una ragazza forte e sfrontata che proviene da una famiglia pakistana tradizionale ed è terrorizzata da suo fratello, patriarca della famiglia. Ora queste due ragazze lentamente si avvicinano, tra mille difficoltà e ripensamenti e flash back, a quella Siria che a loro sembra l'Eden. E proprio dopo il confine con la Turchia, ai primi soldati dell'Isis armati e donne in chador il film si interrompe e forse è giusto così. "Mi affascinano quegli anni dell'adolescenza inebrianti ed elettrizzanti, in cui l'amore e la perdita sono sentiti così profondamente e il nostro cervello è letteralmente programmato per prendere decisioni impulsive e pericolose, senza curarsi delle conseguenze - dice la regista -. È un miracolo che qualcuno di noi sopravviva alla propria giovinezza!" Da questa iniziale consapevolezza Nadia Fall, venuta a conoscenza del caso di due giovani donne dell'East London che avevano lasciato la scuola per intraprendere un viaggio attraverso l'Europa fino alla Siria per unirsi all'ISIS, si era resa conto che le due ragazze erano "dipinte dalla stampa britannica come dei veri e propri mostri e non veniva fatto alcun tentativo di capirle". E questo mentre in realtà: "Erano solo giovani ragazze musulmane in una comunità che non le capisce né le sostiene e che si sentivano estranee nel luogo che dovrebbero chiamare casa". E conclude Nadia Fall: "Come donna britannica con origini del Sud Est asiatico, e di fede musulmana, ho spesso evitato di raccontare storie della mia comunità, per paura di essere etichettata o di sbagliare, causando risentimento o addirittura diventando bersaglio di razzismo. Ma oggi - conclude - credo che questa storia debba assolutamente essere raccontata".
X.AbuJaber--SF-PST