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Komasa, Good boy, una provocatoria lettera d'amore alla tirannia
Arriva dal 6 marzo il thriller psicologico/favola nera con Stephen Graham
Una "lettera d'amore nei confronti della tirannia", nata come "provocazione per cercare di capire il mondo in cui viviamo, sempre più dominato da una cultura del trash e della violenza, anche in politica". Così il cineasta polacco Jan Komasa, candidato nel 2020 all'Oscar per il miglior film internazionale con Corpus Christi, descrive la sua favola nera, fra black comedy e thriller psicologico 'Good Boy', in arrivo nelle sale dal 6 marzo con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures. Protagonisti Stephen Graham (il pluripremiato creatore e interprete di Adolescence), Andrea Riseborough e Anson Boon, che per la sua performance ha vinto alla Festa del cinema di Roma il premio 'Vittorio Gassman' come miglior attore. Komasa ci porta nel viaggio tra sogno e incubo (con qualche suggestione in stile Arancia Meccanica) vissuto dal 19enne Tommy (Boon), che nella vita alterna violenze e bravate riprese e pubblicate sui social alle serate di sballo, tra alcol e droga con gli amici. Una notte il ragazzo viene rapito da Chris (Graham) che lo porta nella grande casa isolata dove vive con l'inquieta moglie Kathryn (una magnetica Riseborough) e il figlio dodicenne Jonathan (Kit Rakusen) insieme ai quali si sta riprendendo da un lutto. Tommy si ritrova incatenato nello scantinato e scopre che l'intento di Chris e Kathryn è rieducarlo e farlo diventare, appunto, un 'bravo ragazzo'. Un obiettivo che la coppia è pronta a raggiungere unendo punizioni violente, dolcezza e attenzioni, come serate in famiglia, feste e regali. Nella "storia ci sono due tipi di violenza - spiega a Roma Komasa presentando il film -. Quella contemporanea di Tommy, da lui condivisa sui social per essere popolare e quella più impressionante e analogica di Chris, nel quale ritroviamo un po' la mentalità degli anni '50 e '60, quando ancora si ricorreva anche a punizioni fisiche per educare i figli". Tra la famiglia e Tommy "si crea un legame grottesco. Il ragazzo ha all'inizio tutta la libertà che vuole, ma non riceve alcuna attenzione da nessuno, nella vita reale. Quando finisce in questa casa, perde ogni libertà ma ottiene tutte le attenzioni". Il film vuole essere una provocazione "portando a chiedersi se la libertà sia la cosa più preziosa, o forse c'è chi sarebbe anche pronto a barattarla per un po' di attenzione e cura". Un paradosso, quanto mai attuale, secondo Komasa, classe 1981, in una società nella quale "vediamo cose folli e a volte ne diventiamo parte, pubblicando video e post allucinanti, anche perché ogni forma di spazzatura al mondo sul web può essere monetizzata".
A.Suleiman--SF-PST
