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Il 'teatrante militante' Servillo ai giovani: camminate insieme
L'attore all'Accademia di Belle Arti di Napoli per la mostra su di lui
(di Angelo Cerulo) "Ho avuto molti maestri - alcuni immaginari, alcuni con cui ho lavorato realmente - ma dico spesso che la formazione della mia compagnia è stato il maestro principale perché guardavamo, a partire dalla stessa condizione anagrafica, chi era era più bravo, chi meno, chi aveva capacità, misuravamo le nostre capacità su quelle degli altri ma sempre stando insieme. Credo molto nel collettivo, nella capacità che si crea mettendosi insieme, se si ha voglia e urgenza di dire delle cose, e misurarsi, confrontarsi, camminare insieme. Conserva lo spazio di autonomia e di libertà". Questo il messaggio rivolto oggi dall'attore e regista Toni Servillo agli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Napoli che ospita, nell'ambito delle attività didattiche della Scuola di Cinema, la mostra 'Toni Servillo tra cinema e teatro, un racconto fotografico' a cura di Antonio Maraldi. All'inaugurazione napoletana della mostra - realizzata da Riccione Teatro per il 27mo Riccione TTV Festival - sono intervenuti il presidente ed il direttore dell'Accademia, Rosita Marchese e Giuseppe Gaeta, il presidente di Riccione Teatro Daniele Gualdi, quello di AFS (Associazione autori della fotografia di scena), Gianni Fiorito, oltre a Diego Del Pozzo, giornalista e docente di Teoria, storia e metodo dei mass media. Dopo una breve introduzione e stimolato dalle domande degli studenti Servillo - definitosi un 'teatrante militante nonostante il clamore del cinema': è impegnato nel vicino Teatro Bellini con le recite de 'Tre modi per non morire' mentre da lunedì atteso sul set del nuovo film di Mario Martone - ha consigliato ai giovani di muoversi lungo il terreno della curiosità e del mettersi in gioco in modo collettivo. "Da ragazzi ci siamo messi insieme: le nostre mamme ci davano 5mila lire al mese, le mettevamo insieme. Fittammo una stanza e cominciammo fare gli spettacoli lì dentro. Salivamo sui treni di notte, andando a Roma o a Milano a vedere gli spettacoli internazionali. Eravamo curiosi dell'arte, della fotografia, della performing art, della danza, della musica. Abbiamo assorbito come spugne, poi ci siamo messi insieme". "Certo - ha sottolineato - ci sono le scuole: c'è l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica, il Centro Sperimentale ma ci sono anche un sacco di imbroglioni, ma tanti...". Servillo ha colto l'occasione per affermare che i sussidi, i sostegni ci devono essere: "Uno Stato civile, sociale deve sostenere la cultura con investimenti. Quando ero giovane ho formato una compagnia ma se non avessi avuto l'aiuto delle istituzioni non sarei andato molto lontano". "Questa mostra - ha poi detto - testimonia un sistema sviluppatosi naturalmente e rende tangibile l'interlocuzione fra teatro e cinema, mondi fra i quali non c'è una differenza qualitativa". Un racconto per immagini di un sistema di persone "che non hanno mai abbandonato l'uno per l'altro", persone che "hanno amato molto il teatro e poi si sono trovate a fare il cinema in un passaggio con uno 'slittamento leggero' orientato dalla passione". "Anche il set è un palcoscenico e i primi spettatori sono quelli che stanno intorno a te. Ma a cinema si può ripetere, a teatro no". Ha sottolineato il ruolo del fotografo di scena e ha fatto un parallelismo fra i film 'La Grazia' e 'Il Divo' per evidenziare che erano impegnati tutti attori di teatro. Una 'lezione' quella di Toni Servillo conclusasi fra gli applausi sulla scia di concetti come passione e rigore e con un pensiero a Napoli: "Sento un debito enorme nei confronti della sua storia culturale. la città mi ha messo nella condizione di misurarmi col teatro, è un territorio vastissimo di stimoli. Sono fortunato".
H.Darwish--SF-PST