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Alice Rohrwacher premiata agli Efa, 'il mio futuro è un film muto'
"Torno alle origini del cinema. L'America di oggi? Spero nei giovani"
(di Francesco Gallo) Ad Alice Rohrwacher, regista di film acclamati dalla critica (anche estera) come 'Le meraviglie', 'Lazzaro felice' e 'La chimera', non mancano l'entusiasmo e la voglia di sperimentare. Premiata a soli 44 anni agli European Film Awards a Berlino con l'European Achievement in World Cinema, si è raccontata in un incontro stampa, insieme al produttore Carlo Cresto-Dina, spaziando tra il passato e un futuro che per lei ha oggi il sapore di un film muto. "Quando mi hanno annunciato il premio ho pensato subito che forse si erano sbagliati sulla mia età... poi, riflettendoci, ricevere un premio del genere ti fa guardare avanti e anche indietro, chiedendoti se nel percorso che hai fatto finora c'è una forma, una continuità, un senso", ha sottolineato la cineasta. Esiste il cinema europeo? "Certo che esiste, l'importante è che non diventi solo uno stereotipo. La cosa più bella per me del cinema europeo è proprio l'idea che questi film sono fatti nella collaborazione, nell'incontro di più paesi, di più lingue e che c'è comunque un territorio comune all'interno dell'Europa". Nel suo futuro c'è un film muto: "Per me è il desiderio di interrogarmi sulle radici del cinema, sulla sua forma primaria che è stata appunto quella del cinema muto. E questo non tanto come recupero del passato, ma come un'altra possibilità narrativa. Penso comunque al solo cinema muto europeo, avendo come riferimento registi come Murnau. Un cinema - ha detto ancora Alice Rohrwacher - che cento anni fa, negli anni Venti, era libero di sperimentare e non aveva paura di osare e che a me sembra molto contemporaneo. Così quando mi capita di vedere questi film muti, non mi sembrano affatto opere del passato. Dal punto di vista della creatività non parlerei così di tornare indietro, ma di andare avanti. La domanda è: quel tipo di cinema è davvero il passato o era un'altra direzione, un'altra cosa? Sarà un film di sottrazione, ovviamente in bianco e nero ma con tanta musica". Come considera quest'America di oggi che tra l'altro apprezza molto le sue opere? "Beh, innanzitutto questi maniaci della guerra sono abbastanza avanti con l'età, quindi spero di vedere anche un altro mondo a venire. Ho molta speranza nei giovani che secondo me sono oltre le frontiere e i confini, sono figli di un processo che è iniziato come globalizzazione economica e poi è diventata globalizzazione dell'essere umano". Infine il racconto di un episodio a che ha segnato per sempre la sua carriera. "Ai tempi di 'Corpo celeste' ho incontrato, a poche centinaia di metri da qui, il produttore Karl Baumgartner chi mi ha detto una cosa che mi ha segnato. Ero andata da lui per parlare delle incertezze che avevo allora sulla sceneggiatura, del dubbio se tutto quello che avevo scritto sarebbe stato davvero chiaro per il pubblico. Allora lui mi ha detto: ma chi credi di essere? Tu devi sempre pensare che sei una persona banale. E quindi, se fai una cosa che ti piace davvero profondamente, ci saranno comunque milioni di persone come te. Non devi mai pensare di raggiungere il gusto di un altro quando fai un film, ma innanzitutto di essere fedele a te stessa".
J.AbuHassan--SF-PST
