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Panahi pronto a tornare in Iran dopo gli Oscar
Il regista dissidente rischia il carcere degli ayatollah
(di Alessandra Baldini) Nonostante sia da anni nel mirino degli ayatollah, il regista iraniano Jafar Panahi è pronto a rientrare in Iran e lo farà una volta conclusa la kermesse degli Oscar a cui il cineasta di Un Semplice Incidente, Palma d'Oro al festival di Cannes, sarà sicuramente uno dei candidati. Condannato a un anno di carcere in contumacia per "attività di propaganda" contro il regime, Panahi ha confidato le sue intenzioni all'Hollywood Reporter: "Altri cineasti devono affrontare le mie stesse sfide", ha detto alla vigilia dei Golden Globe che domenica prossima lo vedono in corsa per quattro premi tra cui miglior film e miglior regista. Un Semplice Incidente è anche entrato nella shortlist dei 15 migliori film internazionali in pista per gli Oscar: un primo verdetto si avrà il 22 gennaio all'annuncio delle candidature. Gli Oscar sono il 15 marzo e, dopo quella data, Panahi tornerà in Iran mentre le proteste antigovernative vengono represse con crescente violenza da parte della polizia. "Molti altri registi affrontano le mie stesse difficoltà", ha detto: "Ali Ahmadzadeh stava girando quando c'è stata una irruzione sul set e le sue attrezzature sono state sequestrate: ora deve pagare ogni giorno il noleggio di strumenti senza però poterne disporre. Behtash Sanaeeha e la moglie Maryam Moghaddam hanno realizzato il bellissimo My Favorite Cake che è stato visto in tutto il mondo, ma è loro vietato lasciare l'Iran ed è stato loro vietato di girare. Condividiamo questo stesso dolore e abbiamo tutti accettato il prezzo da pagare". La pressione è soprattutto forte sulle donne: "Le superstar, che si sono schierate al fianco della società - in particolare dopo il movimento Donna, Vita, Libertà esploso nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini - sono sottoposte a un controllo quotidiano, ma continuano a vivere le loro vite nonostante le difficoltà che hanno davanti. Quando penso a loro mi chiedo in cosa io sia diverso. Taraneh Alidoosti potrebbe lavorare ovunque fuori dall'Iran, ma abbiamo tutti deciso di restare". A dicembre il Tribunale Rivoluzionario di Teheran ha condannato in contumacia Panahi a un anno di carcere, al divieto di fare politica e lasciare l'Iran per due anni. All'estero per promuovere il film, il regista ha presentato appello ma dell'udienza, in programma domenica scorsa, nulla è trapelato in vista della decisione finale. "La corte si è riunita, ma devo ancora parlare con il mio avvocato", ha detto Panahi che per l'ennesima volta si trova in una situazione del genere. Condannato nel 2010 a sei anni di carcere e a una interdizione ventennale dal girare film, rilasciare interviste e lasciare il Paese, il regista ha continuato a fare cinema, spesso in forma clandestina, trasformando la restrizione in materia narrativa. Da This Is Not a Film girato nel suo appartamento a Taxi Teheran, fino a Gli Orsi non Esistono, ogni nuovo film è stato insieme un atto artistico e politico. Il divieto dei viaggi era stato revocato nel 2023 e questo ha consentito al regista di accompagnare Un Semplice Incidente a Cannes: era la prima volta in molti anni che Panahi viaggiava con una sua 'creatura' e l'esperienza - ha detto all'Hollywood Reporter - è stata particolarmente emozionante.
K.Hassan--SF-PST
