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Il Plissè nella moda sin dal Medio Neolitico
Onde e pieghe esaltate in tempi moderni da grandi stilisti
(di Stefano Ambu) Plissè, nome francese. Ma c'è anche molta Sardegna nelle pieghettature dei capi di abbigliamento e di moda. Trecento pieghe nel costume di Gavoi, addirittura seicento a Fonni. Ma per le prime tracce di questa lavorazione sartoriale si può andare molto più in là, sino al Medio Neolitico. L'estetica nel vestiario, dicono gli esperti, è un pallino dell'uomo da ottomila anni. Anche in Sardegna: l'Idolo di Decimoputzu, reperto archeologico rinvenuto in località Su cungiau de Marcu, che rappresenta una figura stilizzata con braccia piegate al busto, conservato nel Museo Archeologico di Cagliari, mostra onde e pieghe. "C'è un filo rosso che ci riporta a ottomila anni fa", conferma Maria Antonietta Mongiu, archeologa, componente del cda dei Musei nazionali di Cagliari, in occasione della presentazione del progetto Plissè Semper Plissè. Un'onda che non si è più fermata attraversando periodo nuragico, romano e dei secoli successivi. "Il tema del piegare fibre vegetali e animali compare nel Mediterraneo e in Sardegna precocemente - spiegano i curatori dell'iniziativa - Documentata in reperti, in tal senso, assai referenziati attraverso una cultura materiale assai elaborata, che attraversa tutta la vicenda linguistica, estetica, tecnologica, merceologica, fino alla contemporaneità del Mediterraneo e dei continenti che lo riguardano". Dal Neolitico all'Età del Bronzo, dall'orientalizzante all'arte greca e romana, alla cultura bizantina e araba e poi spagnola fino ad oggi. Il centro del progetto è una sezione espositiva, dal 15 dicembre alla Cittadella dei Musei di Cagliari, che si avvale di importanti prestiti da parte di istituzioni di rilievo internazionale come la Fondazione Cappucci con pezzi unici disegnati da Roberto Cappucci. Partecipano anche l'Archivio Max Mara, l'Archivio della Collezione Tirelli Trappetti, con il costume originale disegnato e realizzato da Piero Tosi per Maria Callas, interprete del film Medea di Pier Paolo Pasolini, la Modateca Deanna, gli Archivi di ricerca Mazzini. La Sardegna è ben rappresentata da tre talenti: Angelo Figus, Antonio Marras, Luciano Bonino, e da alcuni manufatti rari dell'Arciconfraternita dei Genovesi, tre cotte del Settecento e un rocchetto della fine del Seicento. A questi si aggiungono materiali tessili conservati delle collezioni dell'Isre, l'Istituto superiore regionale etnografico. Il progetto Plissè Semper Plissè, in programma nei prossimi mesi, prevede un vasto programma di eventi collaterali, convegni e attività didattico-laboratoriali, installazioni che coinvolgeranno studiosi di diversi settori, compresi esponenti del mondo della moda, del design e della ricerca tessile, oltre che i rappresentanti delle Fondazioni coinvolte. "Il plissè ha avuto in Sardegna un terreno fertilissimo come accadeva in altre coeve civiltà del Mediterraneo - sottolinea Alessandro Lai, costumista e storico del costume, cagliaritano che vive a Roma e che ha firmato i costumi di film, serie televisive e opere liriche - La complicazione di questo tipo di lavorazione non ha mai dissuaso nessuno a smettere con questa tipologia: tutto questo attribuisce al plissè un alone di fascino e di mistero".
Q.Bulbul--SF-PST
