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Juliette Binoche, 'l'uomo forte non esiste'
L'attrice al Tff per esordio alla regia e danza in In-I Motion
(di Francesco Gallo) Per molti Juliette Binoche è Vianne Rocher di 'Chocolat' di Lasse Hallström, una donna per certi versi comune, ma capace di turbare un intero paese con la sua gentilezza e la tentazione peccaminosa dei suoi cioccolatini. Oggi al Torino Film Festival per presentare la sua prima opera da regista, 'In-I in Motion', e ricevere la "Stella della Mole" conferma il suo fascino, ma anche la sua combattività parlando del rapporto uomo-donna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. "Che le donne in paesi come l'Afghanistan, il Congo e l'Iran siano private delle libertà fondamentali è terribile ed è nostro dovere protestare pubblicamente - dice l'attrice premio Oscar -. Ancora oggi immaginiamo la forza come qualcosa che appartiene solo agli uomini. Da qui l'idea, nonostante io sia stata cresciuta da una madre forte e femminista, di trovare un uomo che mi proteggesse, una pia illusione perché questa figura ho scoperto, vivendo, che non esiste. Forse l'interazione possibile fra uomo e donna può avvenire a un altro livello incontrandosi in un luogo più spirituale dove sia possibile per entrambe le parti condividere e apprezzarsi". Per il suo esordio alla regia Binoche sceglie di rivivere l'esperienza della performance teatrale di 'In-I' portata in tournée in tutto il mondo insieme al coreografo Akram Khan nel 2008, quando lasciò i set cinematografici per immergersi nel mondo sconosciuto della danza contemporanea. E questo con sullo sfondo le scenografie dell'artista contemporaneo Anish Kapoor. "A fare questo film in realtà - spiega l'attrice, nata il 9 marzo 1964 a Parigi - mi ha spinto Robert Redford. La danza ti impone di far convivere la difficoltà fisica e quella emotiva, ma lo sforzo fisico è tale che ogni volta pensavo sarei morta, il cuore batte all'impazzata e si suda molto. Ma se credi fermamente a una cosa, la devi fare perché ti vengono le ali anche se sai che devi attraversare le tue ombre". Che cosa intende quando dice che la vera arte trasforma? "Nella vita contano i personaggi e le opere che hanno davvero la capacità di trasformare te stesso. Faccio un esempio sul fronte cinema: il primo film che mi ha colpito profondamente e mi ha trasformato è stato la Giovanna d'Arco di Dreyer, l'ho trovato di una potenza straordinaria, mi ha sconvolto ed estasiato". Quanto è difficile fare sul set scene di sesso? "È difficile perché bisogna rappresentare e controllare qualcosa che ha a che fare con il desiderio. Certo oggi c'è l'intimacy coordinator, ma c'è sempre il rischio che il partner di recitazione o il regista stesso distorca o utilizzi in modo non corretto queste scene. La situazione ideale potrebbe essere quella di girare liberamente una scena e poi mostrarla agli attori per il loro consenso". Quali sono le esperienze che l'hanno formata? "A volte, premetto, è stata la vita a scegliere per me. Comunque sicuramente sono stata formata dalla famiglia da cui provengo, per quanto caotica sia stata: i miei hanno divorziato e in tenera età sono stata messa in collegio. Però era una famiglia con un grandissimo amore per l'arte e questo è stato fondamentale. Mia madre (Monique Yvette Stalens, insegnante, regista e attrice, ndr) era una donna con opinioni forti, credeva nella verità e mi ha insegnato il dono della sincerità e soprattutto l'affermare il proprio pensiero senza mai compiangersi".
C.AbuSway--SF-PST
