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Anec, da tagli al cinema forse danni irreparabili
Lorini, 'tra 1 gennaio e 31 ottobre 50,3 mln biglietti venduti'
In presenza "di un comparto stabile, in buona salute, ma fragile, i commenti sulle norme previste nella legge di Bilancio 2026 hanno messo un po' tutto il settore in una serissima preoccupazione". Lo dice Mario Lorini, presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Cinema nelle audizioni preliminari per l'esame della legge di bilancio 2026 davanti alle commissioni del Bilancio della Camera e del Senato. Di fronte a un taglio del fondo cineaudiovisivo dagli attuali 696 milioni a 550 per il 2025 e 500 per il 2026, "non solo l'esercizio cinematografico, quindi le sale cinematografiche, ma anche tutta l'industria avrebbe dei danni forse irreparabili" aggiunge. Si metterebbe un po' a rischio "tutto il lavoro fatto in questi anni, che ha riportato dopo il 2020 il settore a godere di una buona salute". Lorini auspica "l'integrale ripristino delle dotazioni del fondo" per poter proseguire negli investimenti dedicati al recupero, la ristrutturazione delle sale e il sostegno a una parte dei costi di funzionamento". Il presidente dell'Anec ha anche ricordato i numeri dell'esercizio: "Attualmente le sale cinematografiche sono nel nostro Paese 1.658, collocate nelle varie aree del Paese. Abbiamo 4.002 schermi attivi e dall'analisi del settore fatta recentemente, noi vediamo che le nostre aziende sono circa 750 e la stragrande maggioranza è composta da microimprese. Abbiamo un numero di addetti che tra diretti e indotto supera le 20.000 unità". Per quanto riguarda gli incassi, "tra il primo gennaio e il 31 ottobre abbiamo registrato 50,3 milioni di biglietti venduti per 358 milioni di incasso. C'è un lieve decremento rispetto al 2024, ma contiamo nella ultima fase dell'anno di recuperare. Quindi un mercato stabile rispetto agli anni precedenti e che sono iniziati ovviamente con la ripresa l'anno dopo la pandemia". Finora "il Ministero della Cultura con tutte le categorie, attraverso tante attività promozionali, hanno fatto sì che questo settore potesse riprendersi. C'è anche un risultato strategico che è la quota del mercato nazionale. In questi anni, grazie all'azione promozionale proprio sulla nostra cinematografia, noi siamo riusciti a raggiungere al 31 ottobre una quota della cinematografia nazionale del 27,1%, che è molto alta e ci serve a dare stabilità anche nel momento in cui le altri tipi di produzioni sono meno efficaci nel nostro Paese" osserva -. Noi non siamo solamente dei luoghi di spettacolo, ma luoghi di aggregazione, siamo dei presidi sociali". Per Lorini va evitata "una crisi profonda" del settore. "Le abitudini del pubblico, la socializzazione, il ritorno alla frequentazione dei luoghi sono un bene per tutto il Paese, per le periferie, per i centri, per la vita commerciale. Se noi le interrompiamo, anche detraendo una minima cifra, al fondo per il cinema e l'audiovisivo, rischiamo di mettere tutto a rischio".
Q.Jaber--SF-PST