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40 secondi, alla Festa di Roma il film sull'omicidio Duarte
Il regista: "In un mondo anestetizzato giusto raccontare Willy"
(di Francesco Gallo) Piomba alla Festa di Roma, in concorso a Progressive Cinema, con la tutta la violenza di quella terribile tragedia, '40 secondi' di Vincenzo Alfieri, film che ricostruisce con grande efficacia le drammatiche ventiquattro ore che precedettero l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, avvenuto cinque anni fa a Colleferro nella notte tra il 5 e il 6 settembre. Tratto dal romanzo d'inchiesta di Federica Angeli '40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza', il film uscirà poi nelle sale italiane il 19 novembre distribuito da Eagle Pictures. Coinvolti in quest'opera sia attori professionisti, come Francesco Gheghi, Enrico Borello, Francesco Di Leva, Maurizio Lombardi e Sergio Rubini, sia giovani selezionati attraverso lo "street casting". "Quando mi hanno parlato del libro - spiega il regista in conferenza stampa - ho avuto dei dubbi. Era una storia già raccontata mille volte, ma ho pensato poi che si potessero fotografare questi personaggi e soprattutto raccontare Willy, un ragazzo che non è rimasto indifferente in un mondo in cui siamo tutti anestetizzati dalla violenza. Insomma c'è un'umanità, come appunto quella di Willy, che va raccontata". Oltre a Justin De Vivo nei panni di Willy Monteiro Duarte troviamo poi Beatrice Puccilli, Giordano Giansanti e Luca Petrini (che interpretano i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, entrambi condannati e in carcere). Per Francesco Di Leva partecipare a questo film è stato inevitabile: "Ci sono dei film che non vanno scelti per interpretare un personaggio. Vanno scelti perché ti viene data la possibilità di poter dire da che parte stai. Per me era impensabile non stare in un progetto dove potevo gridare, da cittadino e d'attore, le cose in cui credo". Alfieri, ex attore alla sua opera prima, spiega di aver adottato un approccio quasi documentaristico, "con inquadrature ravvicinate sui volti e grande libertà interpretativa anche per quanto riguarda il cast. Mi interessava - spiega - vedere le micro espressioni, i micro movimenti, quelli che fanno davvero parte della nostra quotidianità". E ancora, da ex attore, sottolinea: "Questo non è un mestiere fatto da marionette. Cerco sempre di parlare con loro e capire cosa possiamo tirare fuori da ogni singola scena". Un metodo confermato da Enrico Borello: "Vincenzo Alfieri - dice - ha costruito un mondo, una realtà in cui ci siamo ritrovati tutti quanti insieme. E questo ha dato vita a delle relazioni, a qualcosa di autentico. Non c'erano gerarchie, ma solo un mondo di persone che vivevano sul set". Interviene infine Roberto Proia, che aveva già portato alla Festa di Roma un film pluripremiato come 'Il ragazzo dai pantaloni rosa': "Là fuori - dice - c'è un pubblico che vuole storie che urlano per essere raccontate. C'è proprio bisogno di film così, perché non si può morire in 40 secondi senza alcun motivo. Questo non deve più accadere. I film non cambiano certo la realtà, ma possono dare un contributo importante e questo è un film che deve essere visto da tutti, dai ragazzi, dagli insegnanti, da chiunque".
J.AbuHassan--SF-PST