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Pigozzi, moderno Zelig, 'papà' dei selfie in I am curious Johnny
Il documentario di Julien Temple alla Festa del cinema di Roma
Una cinquantina di amici, da Diane Von Furstenberg a Michael Douglas, da Mick Jagger a Martha Stewart tutti via zoom, il racconto in prima persona nella quotidianità da milionario tra diverse case e continenti, i dialoghi con le versioni in IA di se stesso bambino e con il padre, magnate piemontese che si è fatto da sé (Enrico Teodoro Pigozzi, fondatore della casa automobilistica francese Simca). Sono fra i tratti utilizzati da Julien Temple in I am curious Johnny, il documentario di Jean 'Johnny' Pigozzi presentato alla Festa del Cinema di Roma, dove il cineasta è anche protagonista di una masterclass. Il regista britannico, autore di film come La grande truffa del rock'n'roll, Absolute Beginners, Il futuro non è scritto - Joe Strummer, ci porta a modo suo nella vita di Pigozzi: fotografo, collezionista specializzato in artisti africani contemporanei che ha aiutato a far conoscere, investitore, filantropo. 'Johnny' è anche considerato da molti un 'papà' ufficioso dei selfie, avendo iniziato negli anni '60 a scattare foto di sé in bianco e nero con le principali celebrità, raccogliendo così migliaia e migliaia di immagini da cui sono nati più libri. "Jean è una sorta di Zelig, il personaggio del film di Woody Allen - spiega Temple con il milionario a fianco - ogni personaggio famoso sembra essere stato in sua presenza eppure molti non sanno chi Jean sia. Il film spero faccia luce su di lui, perché merita di essere conosciuto". Nato in Francia nel 1952, Pigozzi, di casa anche negli Stati Uniti dagli studi ad Harvard al sogno mai pienamente realizzato di farsi strada a Hollywood, è diventato un protagonista del jet-set dallo Studio 54 di New York alla straordinaria villa di famiglia sulla Costa azzurra, meta abituale dei divi durante il Festival di Cannes e non solo. "Spero che il film sia divertente ma non posso dire che mi abbia fatto scoprire cose fantastiche su me stesso" dice sorridendo il milionario, che nel film non fiction parla anche di capitoli dolorosi, come gli anni di collegio in Francia e il difficile rapporto coi genitori. A prevalere però sono il suo amore per la vita, per il cinema, le donne (ha avuto tante fidanzate ma né mogli né figli) l'arte, la natura, gli abiti colorati, ma emerge anche qualche rimpianto e un presente tra magioni troppo grandi e vuote. "Johnny è un uomo molto amabile - dice il produttore Jeremy Thomas - ma questa non è un'agiografia, è una sorta di film indipendente fatto senza alcuna influenza da parte sua". In un mare di aneddoti, Pigozzi glissa sui momenti più difficili della sua vita: "Il passato non puoi cambiarlo, e a me non interessa. Voglio solo pensare al futuro, alle cose più interessanti e creative dell'uomo" spiega il milionario che da due anni vive a Roma. "Sto scoprendo questa città incredibile. Quando sono andato in banca per aprire un conto corrente, la signora mi ha chiesto che lavoro facessi… Io ho risposto fotografo, investitore in aziende high-tech, collezionista... lei mi ha fermato dicendo 'a Roma si dice 'pensionato'. E Roma è bella per fare il pensionato".
V.AbuAwwad--SF-PST
