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Apprezzamenti per il Trovatore crepuscolare alle Muse di Ancona
Applausi al cast e alla regia onirica di Giuseppe Dipasquale
Il nero della morte e del dolore, il rosso dei roghi, della passione e della gelosia che nelle scene e nelle proiezioni registra i contrasti della partitura puntualmente diretta dal maestro Andriy Yurkevych e brillantemente eseguita dalla compagnia di canto. È piaciuto ieri sera al Teatro delle Muse di Ancona, che l'ha calorosamente applaudito sia al termine che a scena aperta, il debutto del Trovatore di Verdi in una nuova produzione dell'omonima Fondazione che ha inaugurato la stagione lirica cittadina. Un apprezzamento che ha coinvolto sia il cast accompagnato dall'Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini e dal Coro Lirico Marchigiano 'V Bellini', che la regia di Giuseppe Dipasquale, direttore di Marche Teatro, qui al suo secondo allestimento lirico dopo Traviata al Teatro Massimo Bellini di Catania nel 2012, che hanno dato vita a uno spettacolo coinvolgente ed equilibrato dove la perizia dei cantanti e delle masse artistiche si è armoniosamente sposata con le scenografie. Andato in scena nel 1853 Il Trovatore narra la storia della zingara Azucena che per vendicare l'ingiusta morte sul rogo della madre decretata dal Conte di Luna, decide di rapire e bruciare il figlio di lui. Ma nella concitazione uccide il proprio e finisce per allevare l'altro come fosse suo. Una vicenda di vendetta dunque, le cui premesse sono tutte in questa prima azione che detta il percorso dell'intera trama. Il figlio di Azucena Manrico, diventato guerriero e trovatore, ama infatti ricambiato Leonora, ambita a sua volta dal figlio del Conte di Luna (e suo fratello) che fa di tutto per separarli e che alla fine ci riuscirà provocando il suicidio della giovane e mandando a morte il rivale. Ma poco dopo apprenderà di aver ucciso il fratello. La vendetta di Azucena è compiuta. Dipasquale, grazie alle suggestive proiezioni del video artist Francesco Lopergolo e a quattro grandi porte a specchio piazzate sul palcoscenico da cui entrano i protagonisti, conferisce alla scena una dimensione crepuscolare sospesa tra il sogno e la morte dove i diversi ambienti delineati da edifici medievali, a cui s'ispirano anche gli splendidi costumi di Stefania Cempini, accolgono personaggi simili ad ombre che s'incarnano solo per portare a compimento un destino già scritto. I contorni sono quelli dei quadri di Escher, labirinti architettonici le cui geometrie distorte riflettono i sentimenti dei protagonisti, alternati al fuoco della passione che li illumina per contrasto, assieme a desolati paesaggi naturalistici e al bianco della morte, incarnata come un fantasma da una candida figurante sempre in scena. In questa cornice i cantanti hanno offerto un'ottima prova sia vocale che interpretativa, a partire da Salome Jicia (Leonora), al debutto nel titolo, e Valentina Pernozzoli (Azucena), particolarmente applaudite, seguite da Serban Vasile (Il Conte di Luna), Amadi Lagha (Manrico) Yongheng Dong (Ferrando), Antonella Granata (Ines) e Alessandro Fiocchetti (Ruiz). Si replica domani, 12 ottobre, alle ore 16.30.
D.Qudsi--SF-PST