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Vendetta e perdono, Adriana Mater da applausi all'Opera di Roma
Un successo il dramma di Kaija Saariaho firmato Peter Sellars
(di Luciano Fioramonti) Un figlio frutto di uno stupro durante una guerra che fa da sfondo al conflitto interiore dei protagonisti, un confronto serrato tra vittime e carnefice che sfocia nel perdono in grado di superare il desiderio di vendetta perchè ''il sangue non ha memoria'' dell'orrore subìto. Una messa in scena densa e coinvolgente di Adriana Mater della compositrice finlandese Kaija Saariaho si è conclusa il 9 ottobre con lunghi applausi e 'bravi' nella prima italiana al Teatro dell' Opera di Roma. Un dramma dominato da una musica complessa e affascinante, vera protagonista dello spettacolo, che procede senza cali di tensione, mentre i cantanti si muovono su pedane davanti alla platea e in mezzo all' orchestra, collocata come il coro sul palco e non in buca. Il regista americano Peter Sellars, alla sua prima volta con la fondazione musicale della capitale, ha concentrato l' attenzione sui caratteri dei personaggi azzerando ogni riferimento scenografico. Solo le linee cromatiche delle luci di Ben Zamora scandiscono e amplificano i passaggi della vicenda. Sul podio il direttore spagnolo Ernest Martínez Izquierdo, storico collaboratore della compositrice e al primo impegno con la Fondazione capitolina, ha guidato con grande padronanza musicisti, cantanti e il coro diretto da Ciro Visco in una esecuzione che ha esaltato i colori e le asprezze della partitura. Pubblico entusiasta per la Adriana del mezzosoprano Fleur Barron, accanto al soprano Axelle Fanyo, molto brava nel ruolo della sorella Refka, al tenore Nicholas Phan per il giovane Yonas, e al baritono Christopher Purves, il miserabile soldato violentatore Tsargo. L'opera debuttò nel 2006 a Parigi con la regia di Sellars e venne ripresa più volte fino all' ultima, nel 2023 a San Francisco, poco prima della morte della compositrice. Saariaho scrisse l' opera in due atti e sette scene su libretto del giornalista libanese naturalizzato francese Amin Maalouf, al quale aveva raccontato la sensazione del battito di due cuori in un corpo solo avvertita quando era incinta. Il risultato, nelle parole del regista e grande amico della musicista, ''è un'opera immensa, potente, ma con solo quattro personaggi, come una tragedia greca''. Ambientata in uno scenario bellico senza tempo, e proprio per questo di forte attualità, la viceda racconta una Adriana decisa a portare a termine la gravidanza contro il parere della sorella. ''Non sono sicura di niente, Refka - le risponde - . Sento un secondo cuore che batte vicino al mio. Chi è questo estraneo che vive dentro di me, un fratello? un nemico? In queste vene scorre un doppio sangue, della vittima e dell' aggressore. Mio figlio diventerà Caino o Abele?''. Sedici anni dopo, il bimbo diventato grande le chiederà conto del segreto che ignorava. ''Il sangue del mostro scorre nelle mie vene'' dice annunciando di voler uccidere il padre ma Adriana gli risponde: ''Tu sei la mia vendetta, la guerra per me è finita il giorno in cui sei nato. Tu sei la morte della morte''. Yonas incontrerà il genitore, ormai cieco e ridotto ad un rottame. ''Non saprò mai se mi assomigli - gli dice Tsargo -. Un tempo la notte era il mio territorio, ora è la mia prigione''. Adriana sogna un' alba serena e al figlio confida: ''Lui meritava di morire ma tu non meritavi di ucciderlo. Non siamo vendicati ma salvi''. Al Teatro Costanzi sono previste quattro repliche l' 11, il 12, 14 e 16 ottobre.
I.Matar--SF-PST
