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Tutto quello che resta di te, una famiglia palestinese in lotta
In sala il film di Cherien Dabis, candidato giordano agli Oscar
Come "palestinese-americana che vive principalmente nella diaspora, le mie esperienze impallidiscono a confronto di quelle di chi vive in Palestina e delle generazioni che mi hanno preceduto". Lo spiega, nelle note di regia, l'attrice e regista Cherien Dabis, papà palestinese e mamma giordana, parlando di Tutto quello che resta di te, il dramma/storico/sociale/ famigliare, appena uscito in Italia con Officine Ubu. Il lungometraggio, con protagonisti la stessa Dabis insieme a Mohammad Bakri con i figli Saleh Bakri e Adam Bakri, dopo il debutto a gennaio al Sundance ha raccolto premi e candidature in vari festival internazionali ed è stato designato come candidato della Giordania all'Oscar per il miglior film internazionale. Nel racconto, ambientato nella Cisgiordania del 1988, Dabis è Hanan, la madre di un ragazzo palestinese rimasto ferito in uno scontro con soldati israeliani durante una protesta, che ripercorre gli eventi che hanno condotto la famiglia fino a quel momento. La storia di tre generazioni, a partire dal 1948, quando le organizzazioni paramilitari sioniste espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case. Si traccia così la cronaca della lotta di una famiglia per rimanere unita e preservare la propria dignità di fronte alle forze d'invasione israeliane, che abbraccia gli ultimi 80 anni della storia della Palestina. "Mio padre è un rifugiato palestinese che ha vissuto gran parte della sua vita in esilio. Sono cresciuta ascoltando le sue storie, quelle della mia famiglia e della comunità che ancora vive lì, storie del 1948, del 1967 e delle Intifada. Le loro esperienze mi sono state trasmesse in modo così profondo ed emotivo che a volte sembrano essere parte dei miei ricordi" racconta Dabis, che si è affermata negli Usa anche come regista di serie, da Ozark a Only Murders in the Building, per cui è stata candidata agli Emmy. "Ho voluto provare a guarire me stessa e la mia comunità attraverso la narrazione - osserva -. Volevo aumentare l'empatia del mondo nei confronti delle persone che hanno sopportato così tanto. Così ho iniziato a pensare a come raccontare la nostra storia dalle origini e la storia del passaggio del trauma intergenerazionale dal 1948 a oggi. Tutto quello che resta di te non ha un approccio politico. È profondamente personale e intimo. È un'epopea che racconta la storia di una terra attraverso gli occhi di tre generazioni di una famiglia costantemente in lotta".
G.AbuHamad--SF-PST
