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Aaron Durogati 'scala' oltre due Everest in meno 24 ore, record mondiale hike-and-fly
Sul monte Slogen, in Norvegia, atleta italiano Red Bull ha accumulato 19.424 m dislivello
Salire a piedi, decollare in parapendio, volare verso valle e ricominciare. Ancora e ancora, per quasi 24 ore. È l'impresa portata a termine dal parapendista Aaron Durogati, atleta italiano Red Bull e tra i massimi interpreti dell'hike-and-fly, che sul monte Slogen, in Norvegia, ha accumulato 19.424 metri di dislivello positivo: l'equivalente di oltre due volte l'altitudine dell'Everest (8.848,86 m), e tutto in meno di un giorno. Un risultato che ridefinisce il record mondiale della disciplina, battuto di 1.890 metri. Il cronometro si è fermato a 23 ore, 42 minuti e 32 secondi, appena sotto il limite delle 24 ore. In quel tempo Durogati ha messo insieme 18 salite sullo stesso versante, ognuna da circa 1.080 metri di dislivello, a una media di 900 metri all'ora. Delle quasi 24 ore, oltre 21 le ha trascorse in salita: i voli verso valle, fulminei, hanno "pesato" in totale poco più di un'ora. L'hike-and-fly è una delle discipline più complete e dure degli sport di montagna, e la sfida sullo Slogen ne è la versione più estrema: accumulare il maggior dislivello possibile in 24 ore, salendo a piedi e tornando a valle in parapendio. La "prima pietra" l'aveva posata nel 2014 l'austriaco Florian Ebenbichler, con 8.860 metri verticali in un giorno usando una vela ultraleggera. Il primato è poi salito fino ai 17.534 metri firmati nel 2024 da Tanguy Renaud-Goud, anche lui pilota e atleta di endurance della Red Bull X-Alps. Adesso il riferimento porta il nome di Durogati. Un'impresa così non si improvvisa. Per riuscirci servono il controllo del vento, la gestione dei voli quando la luce cala, un'alimentazione pianificata nel dettaglio e attrezzatura ridotta all'osso. Per questo la scelta è caduta su una località nordica: in Norvegia, a inizio giugno, la luce non se ne va mai del tutto, e le 24 ore di chiarore riducono i rischi e fanno guadagnare tempo prezioso. Il tracciato è quello del chilometro verticale che Kilian Jornet, il "GOAT" dell'endurance di montagna, scelse per il suo tentativo di record: 2,57 km che si alzano quasi dal livello del mare, dritti dal fiordo, per circa 1.080 metri di dislivello a salita. Una linea ripidissima, perfetta da ripetere lap dopo lap. Su questa salita Aaron ha ripetuto la sequenza essenziale dell'hike-and-fly, piedi, decollo, volo, e di nuovo all'attacco della montagna, toccando in volo punte di 86 km/h e coprendo complessivamente 103 chilometri tra cammino e parapendio. I momenti più duri sono arrivati prima di quanto si possa immaginare: "Ho avuto un paio di momenti complicati: già dopo 4.000-5.000 metri di dislivello ero davvero stanco, soprattutto pensando alle 20 ore che avevo ancora davanti", racconta Aaron Durogati. "Ma ho cercato di restare concentrato su ogni lap, su ogni passo. Ho provato a dividere la salita in tanti piccoli pezzi e a essere preciso, efficiente e veloce in volo. E' stata particolarmente dura di notte, quando è calato il buio e c'è stato qualche rovescio di pioggia…. però avevo un supporto fantastico che mi ha tenuto motivato fino alla fine." Dietro al risultato c'è un lavoro maniacale sui dettagli, il record si è giocato sul filo dei secondi: "È stato l'insieme di tutto. Ho lavorato tantissimo sulla forza e sulla preparazione fisica, ho modificato i parapendii appositamente per questo progetto, usando zaini e imbraghi speciali - spiega Durogati - Sapevo che, su ogni giro, riuscendo a guadagnare 10 secondi qua e là, avrei recuperato un minuto, un minuto e mezzo…moltiplicato per 18 giri, sarebbe stato quello a fare la differenza tra avere o non avere un record del mondo. Per questo ero così motivato a essere il più efficiente possibile".
U.AlSharif--SF-PST
