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Riad prepara 'una coalizione navale per difendere il Mar Rosso'
Invitati 50 Paesi, ma Trump prende tempo. Parigi, Berlino e Roma alla finestra
La chiusura dello stretto di Hormuz sposta il baricentro della sicurezza energetica saudita dal Golfo al Mar Rosso, e Riad ne trae ora la conseguenza militare: il regno si prepara ad annunciare una coalizione navale multinazionale a comando saudita e composta da decine di Paesi. E' la prima volta che il regno petrolifero del Golfo chiede a mezzo mondo di proteggere una rotta che serve anzitutto le sue esportazioni di greggio. Sebbene la retorica ufficiale presenti l'iniziativa per "difendere il Mar Rosso", osservatori regionali fanno notare che l'azione di Riad serve prima di tutto per garantire le esportazioni saudite di petrolio e, dunque, l'intera architettura energetica di cui Washington è garante. Da quando la guerra americana e israeliana contro l'Iran ha chiuso Hormuz, da cui usciva l'80% del greggio del regno, oltre la metà delle esportazioni viaggia via terra fino ai terminali di Yanbu, sul Mar Rosso. Il Paese che nel 2015 aveva dato vita e comandato una coalizione internazionale per bombardare gli allora ribelli Houthi in Yemen, oggi invoca una seconda alleanza globale per proteggere i propri interessi dalla minaccia degli stessi Houthi. Sulla carta la coalizione invocata da Riad allinea Egitto, Sudan, Gibuti e Somalia, oltre a Pakistan, Qatar, Bahrein e Kuwait. Ma senza gli Stati Uniti, avvertono fonti diplomatiche, non decolla. Parigi, Berlino e Roma aspettano la mossa americana, pur essendo già nell'area con la missione europea Aspides, da marzo sotto comando italiano. L'assenza più eloquente è però quella degli Emirati Arabi che non sono stati nemmeno invitati.
R.Shaban--SF-PST