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Pizzaballa a sopresa a Gaza, 'ricostruiremo tutto'
Dopo il colloquo tra il Papa ed Herzog, il Patriarca nella Striscia
di Nina Fabrizio "Ricostruiremo tutto". Lo promette solennemente il cardinale Pierbattista Pizzaballa che riabbraccia oggi dopo un anno la piccola e resiliente comunità cristiana (ma che accoglie anche musulmani) della Sacra Famiglia a Gaza. "Non potete immaginare quante chiese, gruppi, associazioni, persone da tutto il mondo si sono unite per farmi essere qui - dice anche lui emozionato -. Voi avete dimostrato, specialmente durante la guerra ma anche adesso, che cosa significhi rimanere forti, siete una testimonianza vivente non solo di resilienza ma di fede e speranza per tutto il mondo". Il Patriarca latino, dopo tanta attesa, arriva nella Striscia sferzata tra l'altro in questi giorni da violenti piogge e inondazioni, con un carico (per ora non ingente) di aiuti in una visita che si realizza dopo un colloquio telefonico tra il presidente israeliano Isaac Herzog e lo stesso papa Leone. Sono state le circostanze ancora una volta nefaste a favorirlo: l'attentato di Sydney ha indotto Prevost e tutta la Chiesa a una forte presa di posizione contro l'antisemitismo e di vicinanza alle comunità ebraiche dell'intero pianeta. Herzog per primo ha recepito il messaggio sentendosi direttamente con Leone e assicurando, nell'occasione dello scambio di auguri per le festività di Hanukkah e di Natale, sostegno alla comunità cristiana per gli aiuti umanitari. Così Pizzaballa oggi è potuto entrare nella Striscia (anche per informarsi delle necessità sul campo) senza quegli attriti che avevano caratterizzato il suo ingresso l'anno scorso, quando si era in piena fase dei bombardamenti e con Francesco che aveva alzato la voce proprio rivolgendo gli auguri di Natale alla Curia. Pizzaballa guarda avanti: "Non possiamo dimenticare che cosa è successo e non lo dimenticheremo mai ma ora dobbiamo andare avanti", afferma dopo aver ricevuto abbracci e manifestazioni di gioia copiose mentre costante si sente il ronzio dei droni. "E' bello vedere la scuola - dice alludendo alle attività che la parrocchia ha faticosamente rimesso in piedi - ma vogliamo la scuola secondo la nostra tradizione, le nostre case, ricostruiremo tutto, la nostra vita è qui, siamo radicati qui e resteremo", "dobbiamo soprattutto ricostruire i nostri cuori, non abbiate paura, dobbiamo essere uniti e forti". Per la parrocchia che ha commemorato appena lo scorso 16 dicembre la morte violenta di due parrocchiane e che ha subito bombardamenti insieme a moltissimi altri disagi legati soprattutto all'assenza di farmaci per pazienti oncologici, disabili e malati di diabete accolti nel compund, è stato un momento di festa che ha spezzato una routine fatta per lo più di sofferenze quotidiane. Per tutto il pomeriggio sono risuonati i canti di Natale e tanti cappellini da Santa Claus sono stati indossati con spensieratezza. Ora si spera in nuove iniziative umanitarie. Il Patriarcato insieme agli altri capi cristiani di Gerusalemme ha chiesto accoratamente ad Israele di concedere dei permessi per alcuni bambini diagnosticati di leucemia. L'Augusta Victoria hospital a Gerusalemme è disposto a curarli interamente a proprio carico. Serve solo il sì delle autorità all'evacuazione da Gaza.
R.Halabi--SF-PST