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Banksy ricompare con una statua nel cuore di Londra, e sfida l'imperialismo
Un uomo impettito col volto coperto da una bandiera svetta tra i monumenti vittoriani
(di Alessandro Logroscino) È di Banksy la grande statua di resina spuntata nelle ultime ore dal nulla nel cuore della Londra vittoriana, a Waterloo Place, con la "firma" dello sfuggente street artist di Bristol tracciata sul basamento. La conferma è arrivata dai canali online a lui legati, mentre l'installazione - completata mercoledì con il favore della notte - è già diventata meta di attrazione e grande curiosità, in attesa che le autorità decidano come e dove rimuoverla. L'opera sembra fare il verso allo stile monumentale delle statue vicine dedicate a re Edoardo VII (figlio e successore della regina Vittoria) e della benefattrice Florence Nightingale; o dell'adiacente memoriale ai caduti della guerra ottocentesca di Crimea. E appare a critici ed esperti uno sberleffo al retaggio imperiale britannico, come anche a certi rigurgiti di orgoglio nazionalista od occidentalista contemporanei. Mostra un uomo in abiti moderni, in giacca e cravatta, il quale cammina impettito sventolando una bandiera che gli copre il volto: accecato dal suo stesso patriottismo, evidentemente, e quindi con un piede già nel 'baratro' oltre il piedistallo. L'effetto è assicurato. Si tratta del primo ritorno sulla scena per l'artista britannico, noto in genere per i graffiti murali tracciati 'clandestinamente' nei luoghi più disparati (nel Regno Unito e altrove nel mondo) da quando nei mesi scorsi un'inchiesta giornalistica della Reuters sembra aver confermato la sua misteriosa - e mai riconosciuta - identità come quella presunta di Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973. Il segno di una sfida rinnovata secondo James Peak, creatore per la Bbc di un podcast che ha trasmesso la serie 'The Banksy Story'. Le sue iniziative artistiche "sono sempre una campagna", una sollecitazione alla gente a riflettere e magari a mobilitarsi, commenta Peak, sottolineando l'idea "brillante" d'innalzare nel sancta sanctorum di quella che fu una capitale imperiale la figura di "un uomo di potere con una bandiera che oscura completamente la sua vista, avviandolo verso la caduta dal piedistallo". "La posizione scelta è assolutamente un colpo da ko", prosegue l'esperto, che interpreta l'operazione alla stregua di una denuncia "della storia imperialistica della Gran Bretagna, piena di conquiste e rapine frutto di quel nazionalismo estremo che Banksy aborrisce totalmente". Resta la domanda su come il writer di Bristol "sia riuscito a fare tutto questo, a tirar su un'installazione massiccia" in poche ore, sfuggendo fulmineamente ai "dispositivi di sicurezza" disseminati nel centro di Londra. Ma in fondo poco importa, chiosa Peak. È solo la conferma che Banksy, si chiami Robin Gunningham o come si voglia, resta per ora inafferrabile dietro la sua arte.
J.Saleh--SF-PST
